Giustizia“, “non una di più”, “polizia stupratrice“, “non ci proteggono, ci violentano”. Sono alcuni degli slogan urlati lunedì 12 agosto nelle strade di Città del Messico da centinaia di donne che chiedono giustizia sugli ultimi casi di stupro di cui sono accusati alcuni poliziotti della capitale. Dopo le proteste, sei agenti sono stati sospesi: ad annunciare la decisione, il giorno dopo la mobilitazione, è stata la sindaca Claudia Sheinbaum. “La violenza contro donne e ragazze è inammissibile. In questo governo non sono disposta a tollerarla”, ha detto la sindaca, riconoscendo che il processo di denuncia dei casi di violenza contro le donne è troppo lungo e deve cambiare.

I poliziotti sospesi sono accusati di due diversi casi: lo stupro di una 17enne, che ha denunciato di essere stata stuprata da quattro agenti nell’auto di pattuglia, e quello di una 16enne, che ha accusato un agente di averla violentata in un museo, entrambe nella capitale. “Sei poliziotti sono stati sospesi dai loro incarichi mentre le indagini proseguono”, ha annunciato la sindaca, la prima donna a ricoprire l’incarico di prima cittadina, “non ci sarà impunità, né costruzione di colpevolezza”. Un agente era già stato arrestato per l’aggressione al museo.

Lunedì le donne che hanno protestato, circa trecento, hanno sparso vernice rosa sul palazzo del ministero della Sicurezza e rotto i vetri delle porte degli uffici della procura per far sentire la loro voce sui casi, gli ultimi che hanno suscitato indignazione per la violenza contro donne e ragazze nel Paese. In Messico il tasso di violenza sessuale su donne e bambine è molto alto: secondo l’Onu, i femminicidi sono 9 ogni giorno. E le cifre per gli stupri denunciati in Messico sono molto più basse di quelle degli altri Paesi, questo perché la fiducia della polizia è molto scarsa: si stima che il 94% degli stupri non venga denunciato.

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