Dice di aver sentito un rumore, un tonfo e di essere “andato nel panico” pensando addirittura a un colpo di pistola. Così Matteo Scapin, come riportano alcuni giornali, si è difeso davanti al giudice per le indagini preliminari che ieri ha deciso di disporre gli arresti domiciliari derubricando il reato da omicidio volontario in omicidio stradale come contestato dalla procura. L’indagato, che con la sua Mini ha provocato la morte di Luca Carissimi e Matteo Ferrari, 21 e 18 anni, che erano in sella a una Vespa, si è difeso fornendo la sua versione dei fatti.

L’uomo, il cui tasso alcolemico era quasi tre volte superiore a quello consentito per legge, ha dichiarato di essere stato accerchiato e picchiato durante la lite e di aver accelerato senza essersi accorto di aver fatto cadere i due giovani. Una versione che il giudice, che lo considera “socialmente pericoloso”, non ha ritenuto credibile. Dall’altra parte la lite, la rottura del lunotto secondo il magistrato “possono aver destabilizzato la persona, finita nel panico”.

Sia ragazzi che il 33enne, dopo la lite in discoteca scaturita dopo un apprezzamento alla fidanzata, hanno bruciato il rosso di un semaforo. Poi l’impatto e i ragazzini che franano a terra: un morto, l’altro agonizzante e morto il giorno dopo. Per gli investigatori della polizia stradale e per il pm, Raffaella Latorraca, le telecamere hanno ripreso l’utilitaria andare verso la Vespa. Marco Carissimi, il padre di Luca, non vuole che passi un messaggio di odio: “È una decisione che non capisco – premette -. Il mio avvocato me l’ha spiegata, ma per me resta incomprensibile. Ho informato gli amici di Luca chiedendo loro di non cedere a nessun moto di vendetta. Spero che la giustizia faccia il suo corso”.

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