“La situazione è grave e merita un’azione tempestiva”. Dopo sette giorni che la Open Arms è in mare con 121 migranti a bordo salvati davanti alle coste della Libia, il presidente del Parlamento europeo David Sassoli interviene così in una lettera indirizzata al leader della Commissione Ue Jean Claude Juncker. Sassoli, nell’appello sul caso della nave della ong spagnola, chiede che sia “coordinato un intervento umanitario rapido”, con “un’equa redistribuzione dei migranti”. “Come sa bene per formazione e sensibilità – aggiunge – i poveri non possono aspettare. Il Parlamento europeo, come tante volte, sosterrà il Suo sforzo”.

Nei giorni scorsi sia Malta che l’Italia hanno vietato alla nave della ong spagnola di entrare in acque territoriali e oggi la nave umanitaria spagnola ha chiesto aiuto direttamente a Spagna, Francia e Germania per trovare una soluzione: “Gli stati europei dimostrano il loro coraggio voltandosi dall’altra parte”, denuncia oggi su Twitter la ong catalana che torna a chiedere un “porto sicuro subito” per la nave bloccata in mare ad una trentina di miglia da Lampedusa. E ricorda: “Settimo giorno senza un porto. A bordo, uomini, donne e bambini fragili, traumatizzati da violenze e abusi. È rimasto ancora qualcuno a difendere i diritti e la vita?”. L’Italia, dopo il divieto di ingresso nelle acque territoriali firmato da Salvini, Toninelli e Trenta, non ha mai risposto alle richieste della ong. Quanto alla Spagna, paese di bandiera della nave, il governo “se ne lava le mani” scrive El Mundo: Madrid, infatti, non ha al momento fatto alcun passo formale con l’Unione europea affinché solleciti gli Stati per una ridistribuzione dei migranti.

A sollecitare la “immediata autorizzazione all’attracco” è anche Amnesty International: “Nonostante la crescente preoccupazione per la salute delle persone a bordo, i leader politici vengono meno senza vergogna alle proprie responsabilità in base al diritto internazionale, rifiutando un porto sicuro a persone a rischio di subire tortura se respinte in Libia e che sono esauste e bisognose di protezione e cura”, ha dichiarato Maria Serrano, alta ricercatrice di Amnesty International sulle migrazioni. “È immorale – aggiunge – che a pochi passi dalle spiagge estive ci siano bambini bloccati in mare. Gli Stati europei, a cominciare da Malta e Italia, hanno spudoratamente smantellato il sistema di ricerca e soccorso e usato le persone come pedine in cambio di politiche migratorie ingiuste, con un disprezzo assoluto per la sicurezza”. Serrano conclude con un appello ai governi europei: “Devono urgentemente trovare un’intesa su meccanismi di sbarco chiari e rapidi in linea con il diritto internazionale e su un sistema equo di redistribuzione dei richiedenti asilo fra i paesi europei”.

L’accoglienza di evangelici e valdesi – Intanto, da parte di evangelici e valdesi italiani arriva la disponibilità ad accogliere i migranti. In una lettera al premier Giuseppe Conte e al ministro dell’Interno Matteo Salvini il presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia, pastore Luca Maria Negro, e il moderatore della Tavola valdese, pastore Eugenio Bernardini, spiegano le ragione del gesto: “La nostra proposta nasce dall’apprezzamento della soluzione trovata in casi analoghi quando altri profughi arrivati in Italia sono poi stati parzialmente ricollocati sulla base di accordi con alcuni stati europei. Come si ricorderà, in quei casi quote di migranti furono accolte dalle strutture della Conferenza episcopale italiana. Per consolidare questo modello operativo, siamo da tempo impegnati presso le chiese protestanti e gli organismi ecumenici europei, perché sostengano attivamente politiche di accoglienza condivise e solidali”.

Il ricorso al Tribunale dei Minori – Il 7 agosto Open Arms ha presentato un ricorso al Tribunale per i minori e alla Procura minorile di Palermo affinché i minori a bordo della nave “vengano fatti sbarcare e vengano nominati dei tutori per quelli non accompagnati”. Lo ha annunciato la stessa ong in un tweet sottolineando che “questo prevedono art. 6 e 11 della Convenzione dell’Aja“. Il Viminale, però, ha confermato che, anche a seguito del ricorso, la posizione del governo italiano non cambia. Dal dicastero guidato da Matteo Salvini dichiarano: “Non si comprende la richiesta alla magistratura italiana, a meno che la ong non voglia mettere in pratica l’ennesima provocazione per portare gli immigrati nel nostro Paese, magari dopo aver precostituito le ‘condizioni di necessità’. Condizioni maturate dopo aver tenuto dei naufraghi in mare aperto per giorni e giorni, come fatto da Carola Rackete prima di speronare una motovedetta della Guardia di Finanza”.

La Ocean Viking e il divieto di Malta – Mentre continua lo stallo per la Open Arms, anche altre navi di soccorso si trovano isolate: le autorità maltesi si rifiutano di rifornire di carburante la Ocean Viking, la nuova nave di salvataggio di Sos Mediterranee e Medici senza frontiere, nonostante fossero stati presi precisi accordi in questo senso. A denunciarlo è un portavoce della ong all’agenzia tedesca Dpa. L’intesa era stata confermata da un intermediario – ha detto la fonte – ma poi le autorità marittime maltesi avrebbero informato via radio che non vi era alcuna autorizzazione. La Ocean Viking non ha migranti a bordo: è partita il 5 agosto da Marsiglia ed è diretta all’area di ricerca e soccorso davanti alla Libia. L’arrivo nella zona Sar era previsto per l’8 agosto. Ora si sta cercando un’altra soluzione per il rifornimento di carburante. Questa è la prima missione della nuova nave delle due organizzazioni, che fino all’anno scorso viaggiavano nel Mediterraneo con la nave Acquarius: “Torniamo in mare per salvare vite. Non possiamo restare in silenzio mentre persone vulnerabili subiscono sofferenze evitabili”, aveva detto la presidente di Msf in Italia dopo l’annuncio, a fine luglio, della ripresa dei soccorsi.

L’allarme di Alarm Phone – Non si fermano, intanto, le partenze dei migranti dalla Libia: mercoledì 7 agosto Alarm Phone ha lanciato l’allarme con un Tweet in cui scrive che un barcone con una quarantina di persone, tra cui 5 donne e un bambino, sarebbe alla deriva al largo della Libia. Il servizio che monitora la situazione in mare dice di aver ricevuto una chiamata dai migranti attorno alle 13 e di aver girato la segnalazione sia alle autorità italiane che a quelle maltesi. “Abbiamo parlato più volte con loro e i migranti ci hanno raccontato di aver visto un aereo sopra di loro, poi abbiamo perso i contatti. Non sappiamo cosa sia successo loro – dice ancora Alarm Phone in un altro tweet – temiamo che l’Europa abbia chiesto alla cosiddetta Guardia Costiera libica di intervenire”.

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