Dopo oltre otto ore di scontri e tensioni sulla giustizia, in una giornata andata avanti tra vertici ristretti e allargati a Palazzo Chigi, prima e durante un Consiglio dei ministri due volte sospeso e poi terminato oltre la mezzanotte, M5s Lega trovano l’escamotage giuridico per tentare almeno di rinviare la faida. Certo, non basta per sbloccare lo stallo sulla riforma penale, approvata soltanto ‘salvo intese’. Né per rendere meno evidente la spaccatura. “La riforma è stata approvata. Sul processo civile e sul Csm l’accordo c’è, mentre manca sul penale, con il provvedimento passato salvo intese”, spiega lo stesso ministro Alfonso Bonafede, al termine del Consiglio dei ministri. Tradotto, la solita formula per permettere a pentastellati e leghisti di mostrarsi comunque vittoriosi al termine del vertice fiume, nonostante l’intesa sia ancora lontana.

Eppure, i nodi restano tutti. Certificati dallo stesso Bonafede, che si è presentato visibilmente stanco di fronte ai pochi cronisti rimasti fuori da Palazzo Chigi fino a notte: “Stasera ho sentito tanti ‘no’ dalla Lega”, ha attaccato, ribaltando le accuse di solito lanciate da Salvini ai pentastellati. “Assoluta disponibilità da parte mia, ma non posso immaginare che si possa bloccare con dei giochetti una riforma che tutti attendono”. Per questo, ha insistito il Guardasigilli, si aspetta ora che la Lega presenti “proposte per migliorare il testo”. E non ci sia soltanto ostruzionismo.

Perché, considerato che dai tecnici era arrivato un sostanziale via libera, il pericolo per il M5s è che dietro i niet leghisti la partita sia in realtà tutta politica: con la volontà di passare all’incasso e blindare altri provvedimenti, decreto Sicurezza bis su tutti. Ma soprattutto il dubbio è che si tratti di una strategia per affossare la riforma della prescrizione, in vigore da gennaio 2020, ma collegata alla stessa riforma penale: “Non vorrei che il vero problema fosse la prescrizione, come nodo che non viene portato al tavolo”, provoca lo stesso ministro della Giustizia, che già nel corso della trattative della giornata si era scontrato con la ministra leghista Giulia Bongiorno, alla quale Salvini ha delegato per il Carroccio il dossier giustizia. Un capitolo che resta irrisolto per il governo. Tanto che la stessa conferenza stampa annunciata nel pomeriggio finisce alla fine per saltare, al termine di una giornata convulsa. Passa, si fa per dire, soltanto la delega. Ma con le intese tra Lega e M5s ancora tutte da trovare.

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