Fotografie, immagini, filmati possono essere fondamentali per raggiungere la verità. Per capire, finalmente, cosa è successo il 2 agosto del 1980, quando una bomba nella stazione di Bologna provocò la morte di 85 persone. Lo ricorda, pochi giorni prima del 39° anniversario della strage, Paolo Bolognesi, il presidente dell’Associazione dei familiari delle vittime che fa un appello a tutti coloro che passarono, quel giorno, dal capoluogo emiliano: “Il 2 agosto 1980 – ha detto – per molti era il giorno di partenza per le ferie. Molti hanno scattato fotografie e filmati il loro arrivo in stazione o quando sono saliti sul treno. Hanno documentato cosa hanno fatto, anche prima delle 10.25. Chiediamo a chi ha dei documenti di farceli avere, di consegnarli all’associazione o ai giudici”. 

“Possono esserci dei filmati, inediti o privati, che – ha spiegato Bolognesi – potrebbero essere utili perché possono essere d’aiuto per individuare altre persone che, il 2 agosto 1980, erano presenti a Bologna. Molto probabilmente, non c’erano solo quelle tre o quattro persone che sono state individuate, ma sicuramente ce ne erano altre. Stimiamo dalle venti alle trenta persone. È possibile che ci fossero altre persone interessate alla vicenda”. Persone che, per Bolognesi, erano legate ai “servizi, ad ambienti neofascisti. Secondo noi a Bologna c’era una struttura che ha fatto una cosa del genere. Quello che è accaduto non possono averlo fatto due o tre persone solo. Se seguite il processo a Cavallini, da lì si capisce che ha agito un gruppo”.

Il processo bis, iniziato a marzo 2018, vede alla sbarra l’ex terrorista dei Nuclei Armati Rivoluzionari Gilberto Cavallini, accusato di aver dato supporto a Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, condannati in via definitiva. Nel processo in corso nel Tribunale di Bologna si è dimostrato già diverse volte fondamentale l’utilizzo di nuove immagini: in casi più “tecnici”, come quello dell’interruttore trovato ai Prati di Caprara e inizialmente comparato ai materiali sequestrati alla terrorista tedesca di estrema sinistra Margot Christa Frohlich, la cui posizione è stata archiviata nella cosiddetta “pista palestinese”. 

Ma anche in altri casi: a maggio 2018 il giudice ha revocato il proscioglimento dell’ex primula nera di Avanguardia Nazionale Paolo Bellini proprio perché in un fotogramma di un filmato amatoriale Super 8 girato da un turista tedesco si notava una “spiccata somiglianza” fra una persona immortalata quella mattina nei pressi del primo binario poco dopo l’esplosione e Bellini.

Il 2 agosto a Bologna ci sarà la commemorazione dell’anniversario della strage, a cui parteciperà, in rappresentanza del Governo, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Parlando della presenza del ministro il presidente dell’associazione dei familiari ricorda l’importanza della desecretazione degli atti giudiziari, non più coperti dal segreto di Stato dopo la direttiva del 2014, ma non ancora resi pubblici: “Il ministro Bonafede sa esattamente di cosa stiamo parlando, sa quali sono le nostre richieste sulla digitalizzazione, sulla cosiddetta direttiva Renzi sulla desecretazione degli atti, sulla legge 206. Sa tutto e sicuramente io immagino che venga con delle risposte e delle cose già fatte”.

Alle parole di Bolognesi si aggiungono quelle del sindaco di Bologna Virginio Merola, che al termine della presentazione del programma delle iniziative per l’anniversario, ha detto: “Non abbiamo bisogno di aggiornare le parole, perché la novità principale continua a mancare: i mandanti. I nomi dei mandanti. Insisteremo come ogni anno, per il 39° anno, per dire che per noi una verità è acclarata dalla magistratura: è stata una strage a opera di terroristi fascisti. Dopodiché più che occuparci di discutere questo, sarebbe ora di preoccuparci di arrivare alla verità dei mandanti in modo da avere una giustizia completa. Una giustizia, ripeto, quella che chiedono i familiari delle vittime ma che chiediamo – ha concluso – anche noi come cittadini bolognesi“.

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