La politica ubbidisce alle leggi della fisica. Avanza cioè fin dove può, fin quando trova resistenza. Se il Paese non fosse quello che appare, coacervo di sentimenti incattiviti e oltranzisti, la foto simil Guantanamo sarebbe mai uscita da una caserma dei carabinieri? Si sarebbero vergognati, se pure avessero immaginato una simile illegalità, avrebbero avuto timore di essere definiti dei torturatori. Oggi non più. E anzi…

E le schifezze che pronuncia una buona metà del Parlamento, l’orribile segno della decrescita civile, non è per caso ispirato dagli applausi che quelle schifezze raccolgono nell’esercito di linciatori. Il linguaggio crudele e impietoso, ora fascistoide ora soltanto barbarico, procura infatti una rendita parassitaria enorme in termini elettorali.

Se l’Italia fosse stata più degna della stima che troppo spesso si concede, avrebbe mai potuto conferire alla Lega di Salvini i consensi che si ritrova? E Salvini avrebbe mai potuto far uso di parole così violente? E il suo ufficio di comunicazione, faccio un esempio soltanto, si sarebbe mai potuto chiamare “la Bestia”? E il Movimento Cinque stelle, nato per ripulire l’aria fetida, avrebbe mai potuto immaginare di corromperla fino a questo punto?

Il nostro problema è solo uno: siamo molto peggio di quel che vorremmo apparire. E ci stupiamo, ci sconfortiamo, ci indigniamo quando tutta la sozzeria, tutta questa melma di odi e rancori misti a indifferenze e ipocrisie, viene a galla.

Ma lasciamo andare, lasciamo stare, lasciamo perdere. Al massimo ticchettiamo sul computer, la nostra nuova macchina lava coscienze, la breve e piccola collera. Invece bisognerebbe fermare l’Italia. Ma è faticoso, perdiana! E allora tiriamo a campare. Ed eccoci giunti qua.

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