Due giorni e due notti di seduta ininterrotta per discutere e votare uno a uno i 1.787 emendamenti, molti dei quali presentati da Fratelli d’Italia. Poi, alle 3.30 di sabato mattina la legge di contrasto alle discriminazioni contro le persone gay, trans, lesbiche, bisessuali, queer, è stata approvata dal Consiglio regionale dell’Emilia Romagna con 33 voti favorevoli di centrosinistra e M5s 10 contrari del centrodestra. “La dignità delle persone – ha detto il presidente Stefano Bonaccini – non si ferma con l’ostruzionismo. L’Emilia-Romagna fa un passo avanti importante, affermando il diritto alla piena autodeterminazione di ogni persona in ordine al proprio orientamento sessuale e alla propria identità di genere. Fissiamo un principio che mai deve essere messo in discussione, e cioè che ogni persona vale in quanto tale, per ciò che è”. Il provvedimento mira anche a sostenere economicamente le associazioni che contrastano la transfobia e le vittime della discriminazione. E nei giorni del dibattito ha anche spaccato il Pd: al centro l’articolo 12, che blocca gli aiuti per quelle associazioni che realizzano organizzano o pubblicizzano la maternità surrogata.

“La legge contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere – sottolinea Paolo Calvano, segretario del Pd emiliano-romagnolo – è arrivata ad approvazione dopo un percorso articolato e partecipato che ha consentito di migliorare la legge stessa. Ciò è avvenuto nonostante l’ostruzionismo becero e in un’inutile prova muscolare dei gruppi di Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega che non ha aggiunto nulla alla discussione di una legge di grande importanza e valore sociale ma che è la migliore testimonianza di quanto ci sia da lavorare perché le persone possano ricevere piena tutela e non essere discriminate a causa del loro orientamento sessuale. Una legge che sta dentro le politiche volte ad accrescere diritti sociali e civili nella nostra regione”. Numerosi i momenti di frizione e tensione dialettica per una “maratona” che ha impegnato l’Assemblea della Regione Emilia-Romagna senza sosta. “Tra gli argomenti più utilizzati dai gruppi di minoranza nell’esercizio dell’attività ostruzionistica – spiegano i dem -, l’accusa di portare alla discussione un tema che non dovrebbe essere una priorità per la nostra Regione, perché di fatto i fenomeni discriminatori verso le persone Lgbt sarebbero già superati, oppure perché introdurrebbe la fantomatica ‘cospirazione gender‘ nelle scuole”.

A guidare l’opposizione il relatore di minoranza Michele Facci, di Fratelli d’Italia, in asse con la Lega, autore della maggior parte degli emendamenti. “Si vuole mettere il bavaglio a chi la pensa diversamente – ha detto – ed è grave che la Regione decida di schierarsi a favore di uno specifico orientamento ideologico. Esiste già una legge nazionale che tutela le persone dalle discriminazioni, questo provvedimento non ha senso”. Non la pensa così il Movimento 5 Stelle che, pur critico su alcuni particolari, è sostanzialmente favorevole al provvedimento.

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