Sono Christian Gabriel Natale Hjorth ed Elder Finnegan Lee i presunti assassini del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, il carabiniere di 35 anni ucciso a Roma nella notte fra giovedì e venerdì, con otto coltellate di cui una mortale al cuore. I due hanno confessato e si trovano ora in isolamento nel carcere di Regina Coeli. Nell’albergo in cui alloggiavano è stato trovato, nascosto in un controsoffitto, il coltello utilizzato per il delitto. I giovani fermati sono entrambi cittadini americani e hanno, rispettivamente, 19 e 20 anni. Sono stati loro, come si legge anche nel decreto di fermo firmato dal pubblico ministero Maria Sabina Calabretta e dal procuratore aggiunto Nunzia D’Elia, a sferrare le coltellate che hanno ucciso il vicebrigadiere. Nel corso dell’interrogatorio che si è tenuto questa notte in Procura, Natale Hjorth ed Elder Lee hanno infatti ammesso le loro responsabilità nell’accaduto “pur a fronte di parziali discordanze“. Le accuse per entrambi sono omicidio e tentata estorsione perché tutta la vicenda ha avuto inizio con il furto di uno zainetto a Sergio Brugiatelli, ora agli arresti domiciliari: per restituirglielo, i due gli hanno fatto “una richiesta di una ricompensa di 100 euro ed un grammo di cocaina”. Poi l’uomo ha avvisato i carabinieri e si è accordato con i due per lo scambio, tendendogli una trappola.

Secondo la ricostruzione della Procura, a organizzare il cosiddetto “cavallo di ritorno” con Brugiatelli, vittima del furto del borsello, “in termini di partecipazione al colloquio telefonico”, è Natale “l’unico dei due in grado di comprendere la lingua italiana”. Dopo aver stabilito un appuntamento in zona Prati per la riconsegna dello zainetto rubato, i due americani sono usciti dall’hotel in cui alloggiavano per raggiungere il luogo deciso per lo scambio ma, una volta lì, si sono trovati davanti davanti non il ragazzo dal quale pretendevano soldi e droga, ma i due militari in borghese, Mario Cerciello Rega e il collega Andrea Varriale. Fino a questo punto le versioni fornite dai due americani agli inquirenti concordano, in quanto “il Natale ammette che il carabiniere che gli si è avvicinato si è qualificato, benché non fosse in divisa, mentre Elder nega questa circostanza o comunque si nasconde dietro la propria difficoltà di comprendere la lingua italiana”. Secondo le ricostruzioni, proprio Elder sostiene di non aver capito di essere davanti a un carabiniere: “Pensavo di essere stato ancora ingannato”, ha detto agli inquirenti negando che il carabiniere che gli si è avvicinato si sia qualificato.

Entrambi “singolarmente” – si legge ancora nel decreto di fermo – hanno una colluttazione con i carabinieri che gli avevano detto di fermarsi, una volta qualificatisi, e “benché nessuno dei due avesse estratto un’arma, Elder, bloccato dal Cerciello, estraeva un coltello (che per dimensioni e tipo è certamente strumento idoneo a cagionare grave offesa) colpendo più volte al tronco la vittima in zona vitale“. Poi, “a seguito dei fendenti inferti il carabiniere Cerciello decedeva presso il pronto soccorso dell’ospedale Santo Spirito”. Dopo l’aggressione entrambi i responsabili “scappavano incuranti delle condizioni del Cerciello, esanime”.

Gli indizi di colpevolezza, raccolti dai carabinieri a carico dei due americani sono “gravi e concordanti” e si avvalgono di numerose testimonianze oltre che dei filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona, che hanno permesso ai carabinieri di individuare i due sospettati che si erano nascosti nell’hotel di via Prati poco distante dal luogo in cui è stato ucciso Rega Cerciello. Natale Hjorth ed Elder Lee erano infatti pronti a lasciare Roma e avevano nascosto l’arma del delitto nel soffitto dell’hotel in cui alloggiavano: il coltello – di notevoli dimensioni – è stato infatti trovato dagli inquirenti nel corso della perquisizione della loro camera, abilmente nascosto dietro ad un pannello a sospensione del soffitto, assieme agli indumenti che i due indossavano la notte dell’omicidio. In una delle fioriere che si trovano all’esterno dell’hotel è stato trovato invece il borsello che i due avevano rubato a Brugiatelli, che lo ha riconosciuto come il suo.

Decisive per incastrare i due sono state, come riferisce l’Adnkronos, le dichiarazioni proprio di Sergio Brugiatelli, assieme alla relazione del carabiniere sopravvissuto, i ricordi del portiere d’albergo dove la coppia alloggiava e, soprattutto, le dichiarazioni del facchino dello stesso hotel presente “Intorno alle 2,45 presso tale struttura” che ha descritto ”l’abbigliamento di uno dei ragazzi e il passo veloce col quale è entrato nell’albergo”. Ulteriori riscontri sono arrivati da “esiti certi delle ricognizioni fotografiche opera sia del carabiniere Varriale, del derubato Sergio Brugiatelli e di altri”. Ma ad incastrare i due ragazzi statunitensi ci sono “numerosi oggetti di assoluto interesse investigativo” sia nella stanza dell’hotel in Prati “dove è stata rinvenuta l’arma” sia “nelle vicinanze della scena del delitto”. Non solo. Nel decreto di fermo emerge che i due ragazzi sono stati incastrati dalle telecamere non durante i fatti dell’omicidio ma anche già “nella fase preliminare”, ovvero in piazza Mastai dove è avvenuto il furto e nell’hotel di Prati dove i due vengono visti entrare e uscire nell’ora del delitto. Anche il riscontro dei tabulati e delle celle telefoniche sugli apparecchi cellulari per la procura aggrava la posizione di Elder e di Natale.

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