Il varo di Progetto Italia, il piano di Salini per salvare Astaldi con il contributo di Cassa depositi e prestiti, potrebbe slittare rispetto alla deadline dell’1 agosto. A ipotizzarlo è Il Sole 24 Ore che spiega come restino da sciogliere alcuni nodi come la governance Cdp-Salini ma soprattutto il fatto le azioni di Salini Costruttori (primo azionista di Salini con il 66,9%) sono in pegno alla banca francese Natixis. Questo aspetto secondo il quotidiano di Confindustria è finito sul tavolo del comitato rischi di Cdp e sarebbe già stato aperto un tavolo per “spostare le garanzie in capo a un istituto italiano”. Cosa che però richiederà tempi incompatibili con la scadenza del primo agosto.

Durante il cda convocato per quel giorno, quindi, Cdp potrebbe optare per una delibera “condizionata“, cioè subordinata alla soluzione della questione pegno. Oppure optare per una nuova proroga. In quel caso però per Astaldi si aprirebbe l’ipotesi di un “miniconcordato“, a meno di non chiedere più tempo al tribunale e riuscire a fissare una nuova scadenza per metà settembre.

Intanto le piccole imprese di costruzioni continuano a limitare il rischio di distorsioni della concorrenza. “Se si tratta del salvataggio di un’azienda importante come Astaldi da parte di un grande operatore come Salini Impregilo, di per sé non possiamo che essere favorevoli. Ma se in un’operazione del genere interviene un soggetto come Cassa Depositi e Prestiti, lo scenario cambia radicalmente e viene a crearsi, con fondi pubblici, un soggetto nuovo che rischia di spazzare via la concorrenza di tante altre imprese sane”, argomenta il presidente di Confapi Aniem Avisiano Pellegrini. “È certo importante che Cdp abbia un ruolo nelle politiche industriali del Paese, ma allo stesso tempo condividiamo la posizione presa da Ance e dal suo Presidente Gabriele Buia poiché dobbiamo pensare soprattutto al fatto che di bravi imprenditori alle prese con aziende in crisi, spesso non per colpa loro, ve ne sono tanti in Italia e i decision maker devono pensare a loro. Quante imprese sarebbero da salvare? Se sommassimo le esigenze di tutte le Pmi italiane forse capiremmo quale dovrebbe essere la linea di intervento dei finanziamenti del Mise per renderli un utile strumento di crescita per l’economia del Paese. Purtroppo, vista la situazione attuale rischiano di morire tante piccole e medie industrie del settore”.

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