I membri dell’equipaggio del peschereccio italiano ‘Tramontana’, sequestrato ieri da una motovedetta nelle acque del Golfo della Sirte, sono indagati dalle autorità libiche che fanno capo al Governo di Accordo Nazionale guidato da Fayez al-Sarraj. Il motivo, spiegano sulla pagina Facebook dell’operazione governativa Vulcano di Rabbia, è che “non aveva con sé alcuna autorizzazione rilasciata dalle autorità libiche”. La Guardia Costiera libica aggiunge che “l’imbarcazione si trova ora nel porto di Misurata ed è stata aperta un’inchiesta sui membri dell’equipaggio“, composto da cinque italiani e due tunisini.

L’allarme era scattato nel pomeriggio di martedì, quando la Farnesina aveva diffuso la notizia del sequestro. Il ministro degli Esteri, Enzo Moavero Milanesi, aveva dato “istruzioni all’Ambasciatore d’Italia, Giuseppe Buccino, di adoperarsi prontamente con la massima efficacia al fine del corretto trattamento e di un rapido rilascio dei membri dell’equipaggio e dell’imbarcazione, costretta a dirigersi verso il porto di Misurata”.

Dal ministero si precisava anche che “non sono ancora chiare le ragioni del sequestro, verosimilmente legate ad attività di pesca in acque peraltro definite ad alto rischio e dunque sconsigliate da parte del Comitato Interministeriale per la Sicurezza dei Trasporti e delle Infrastrutture“.

Il peschereccio è della marineria di Mazara del Vallo. Proprio il sindaco del comune nel trapanese, nelle ore successive al sequestro, aveva dichiarato: “Ci giungono notizie che il capitano Nicolò Bono e gli altri sei componenti dell’equipaggio del motopesca ‘Tramontana’, fermato oggi pomeriggio da unità navali libiche a circa 60 miglia a est dal porto di Misurata, stanno bene. Il motopesca starebbe proseguendo la navigazione verso un porto libico con militari libici a bordo”.

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