“La bozza di riforma del M5S sul canone Rai distruggerebbe la tivù di Stato. E allora, siccome non mi interpellano, e forse non servo, me ne vado“. La proposta di Pierluigi Paragone e Maria Laura Paxia fa la prima vittima illustre. E dopo l’ennesimo braccio di ferro fra Lega e M5S, ecco aprirsi la battaglia interna ai pentastellati. Il passo indietro, infatti, arriva dal senatore del M5S Alberto Airola, che si è dimesso dalla Commissione di Vigilanza Rai. Una decisione, in realtà, non ancora definitiva “perché diversi miei colleghi mi chiedono di rimanere“.

Al centro delle riflessioni polemiche di Airola il progetto di eliminare il canone e di togliere il tetto alla raccolta pubblicitaria cui la Rai, in quanto emittente di Stato, è soggetta. “Una riforma che la porterebbe a confrontarsi sul mercato insieme a network privati come Mediaset e La7″, aveva detto Paragone, commentandola. Ed è proprio questo il punto, secondo il senatore pentastellato.

“Si rischia di distruggere quel poco di buono rimasto del servizio pubblico – ha detto il parlamentare piemontese – Una proposta del genere si fa dopo una riforma della governance, dopo una riforma della Rai che miri a sostenerla in parte con la pubblicità e in parte no, altrimenti è un fulmine a ciel sereno per il servizio pubblico, la cui indipendenza economica è fondamentale”. Una proposta “fatta in segreto“, cosa che fa arrabbiare ancora di più Airola.

“In questo momento – dice – mentre abbiamo un amministratore delegato che progetta di portarci finalmente verso la famosa media company, arriva questa mazzata, che di fatto affosserebbe il progetto, rendendo la Rai una tv commerciale e costringendola a fare programmi per fare audience”. Paragone e Paxia, a quanto affermato dal senatore “non hanno parlato con noi, ma solo con Di Maio: il canone è una delle tasse più invise, quindi l’abolizione porta consenso. Un’operazione del genere spalancherebbe le porte a una privatizzazione“.

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