“Il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha fatto molteplici esternazioni attraverso i diversi canali a sua disposizione (interviste tv, dirette su Facebook, post su Twitter) che non sono manifestazioni di un legittimo diritto di critica, ma aggressioni gratuite e diffamatorie alla mia persona con toni minacciosi diretti e indiretti, che coinvolgono anche la stessa giudice Alessandra Vella del Tribunale di Agrigento”. È uno dei passaggi chiave della querela presentata dalla comandante della Sea Watch 3, Carola Rackete, contro Salvini. Quattordici pagine presentate dal noto avvocato Alessandro Gamberini. I reati ipotizzati sono diffamazione e istigazione a delinquere. Ma a preoccupare il leader leghista potrebbe essere soprattutto la richiesta avanzata da Rackete e dai suoi legali di un sequestro preventivo degli account Facebook e Twitter del socialissimo ministro. Dice la comandante Carola ai magistrati: “Chiedo il sequestro preventivo delle pagine informatiche attraverso le quali sono stati pubblicati e diffusi i contenuti diffamatori e istigatori sopra descritti”.

Rackete esordisce ricordando gli scopi della sua azione e della ong Sea Watch: “Monitoraggio, denuncia delle violazioni di diritti umani e soccorso delle persone messe a rischio dalle migrazioni nel Mediterraneo Centrale teatro di frequenti naufragi”. La comandante racconta la sua versione di quelle ore convulse, dei muri che le autorità dei paesi costieri alzavano di fronte alle sue richieste di attraccare: “Richiedevo che mi fosse indicato un porto sicuro, ma le competenti autorità mi rispondevano Tripoli. Impossibilitata ad accettare Tripoli come porto sicuro (a fronte delle documentate violazioni dei diritti umani fondamentali) e non ricevendo altre indicazioni mi dirigevo verso nord”. Quindi il rifiuto di Malta, la porta chiusa a Lampedusa. Infine l’epilogo con lo sbarco avventuroso e la manovra che secondo alcuni avrebbe messo in pericolo un equipaggio della Guardia di Finanza.

Carola Rackete la racconta diversamente, ricordando la pronuncia del gip a lei favorevole: “Non potendo più garantire l’incolumità delle persone a bordo, come documentato dai medici, attraccavo al porto di Lampedusa nonostante le indicazioni contrarie della Guardia di Finanza. Durante le operazioni di attracco avveniva una lieve collisione con una motovedetta che si trovava nello stesso molo: una lieve e involontaria collisione, come ho documentato al giudice di Agrigento, dovuta alla complessità della manovra che peraltro conducevo in modo lentissimo proprio per evitare incidenti”.

E qui Rackete affronta la questione della diffamazione: “Da settimane Salvini conduce una campagna diffamatoria nei confronti della ong per cui lavoro, la Sea Watch onlus, avendo più volte affermato che si tratterebbe di ‘un’organizzazione illegale e fuorilegge’, che fa ‘sbarco di immigrati illegali da una nave illegale’, ‘una nave pirata’, ‘fuorilegge’ e che i suoi appartenenti sarebbero ‘complici di scafisti e trafficanti'”. Ma la querela fa anche un’antologia delle affermazioni che sarebbero state rivolte da Salvini a Rackete: “‘Sbruffoncella’, ‘fuorilegge’, ‘delinquente’, autrice di un atto ‘criminale’, responsabile di un tentato omicidio in quanto – dice Rackete – avrei ‘provato ad ammazzare cinque militari italiani’. Infine ‘complice di trafficanti di esseri umani’“. Rackete allega alla querela tutte le immagini e le trascrizioni dei post e dei video di Salvini.

Fin qui la diffamazione. Ma c’è anche, appunto, la querela per istigazione a delinquere: “Le propalazioni di Salvini risultano concretamente idonee a provocare la commissione di nuovi delitti, ingenerando e alimentando – come puntualmente è avvenuto – una spirale massiva e diffusa di violenza, allo stato fortunatamente solo verbale, che si è espressa in migliaia di episodi diffamatori”. Insomma, Rackete pare temere che qualcuno, tra i fan di Salvini, possa passare dalle parole ai fatti. Finora sui social i leoni da tastiera si sono limitati – si fa per dire – alle parole: “Quella donna vacca più che portarli in salvo se li scopava uno per uno”, “quella puttana tedesca”, “zoccola malefica” e altre amenità.

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