Tre investigatori privati che chiedevano a un funzionario dell’Agenzia delle Entrate di effettuare visure sui soggetti di loro interesse, ma che non rientravano tra le pratiche a lui assegnate. Con questa accusa i quattro sono stati arrestati oggi dai militari del nucleo di polizia economico finanziaria della Guardia di Finanza. Posti ai domiciliari, rispondono di corruzione e accesso abusivo a sistema informatico. Secondo le indagini, sono oltre 20mila le interrogazioni abusive all’anagrafe tributaria effettuate dal funzionario in cambio di soldi, ricevuti o promessi: circa 15mila euro.

La misura cautelare è stata firmata dal gip Elisabetta Meyer su richiesta del pm Carlo Scalas titolare delle indagini nate dopo una segnalazione della stessa Agenzia delle Entrate: si era accorta di parecchie migliaia di interrogazioni – in tutto 20.197 – fatte a partire dal primo gennaio 2017 senza alcuna giustificazioni con i compiti ufficiali e che riguardavano nominativi o veicoli che non rientravano nelle pratiche assegnate al funzionario. I dati poi, secondo l’ipotesi, sono stati ‘venduti’ agli investigatori privati per i loro dossier.

L’indagine della Procura “è stata avviata in seguito ad una propria segnalazione frutto di un’indagine interna“, precisa l’Agenzia delle Entrate. L’Agenzia “ha collaborato con gli inquirenti, anche su incarico della Procura, per fornire gli elementi utili a fare luce sulla vicenda” e “ha disposto il provvedimento di sospensione obbligatoria del dipendente e provvederà ad attivare il previsto procedimento disciplinare”.

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