Negli anni Sessanta la conquista della Luna è diventata il più alto momento simbolico della guerra fredda. L’approdo lunare sembra quasi che metta in palio il primato della civiltà fra due sistemi contrapposti. L’idea un po’ romantica e studiata di far compiere “un grande passo all’umanità” – frase recitata da Neil Amstrong nella sua prima camminata lunare (One small step for a man, one giant leap for mankind) – nasconde uno sfondo più importante: noi statunitensi siamo arrivati primi sulla Luna perché siamo i primi sulla Terra.

L’allunaggio ha segnato profondamente l’immaginario collettivo di un’umanità protesa da secoli a fantasticare lo sbarco lunare. Uno dei primi pionieri della missilistica, il tedesco Hermann Oberth, trasse la sua motivazione più profonda a occuparsi di scienza dai romanzi ottocenteschi di Jules Verne Dalla Terra alla Luna e Intorno alla Luna.

Lo sviluppo della missilistica si deve nelle sue fasi iniziali alla tecnologia tedesca e in particolare a Wernher Von Braun, lo scienziato nazista ideatore dei razzi V2 che hanno colpito Londra durante la Seconda guerra mondiale. Von Braun, al termine del conflitto, viene graziato dagli statunitensi che lo naturalizzano americano e lo mettono alla guida del programma spaziale. Poco meno di tre mesi prima della costruzione del muro di Berlino, nel maggio 1961, il presidente statunitense John Fitzgerald Kennedy dichiara solennemente che entro la fine del decennio gli Stati Uniti porteranno l’uomo sulla Luna. E’ un rilancio di obiettivo, poiché il sovietico Yuri Gagarin ha appena conquistato la ribalta mondiale divenendo il primo uomo a orbitare nello spazio, con un volo intorno alla Terra durato 108 minuti. Siamo nella fase che vede l’Unione Sovietica in vantaggio nella conquista dello spazio.

Nel giugno 1963 l’Urss manda in orbita per tre giorni Valentina Tereshkova, prima donna a volare nello spazio e prima persona non militare. La Tereshkova diventa un’icona della supremazia sovietica, “uno dei simboli più alti della società socialista” dirà Nilde Iotti. La cosmonauta arriva in visita a Bologna nel 1967, dove incontra i bambini e parla di pace. Nel frattempo, la corsa sovietica verso la Luna continua con altre tre missioni: la più importante nel febbraio 1966, quando la sonda Luna 9, senza passeggeri, atterra sul satellite e da lì trasmette le prime immagini. A metà degli anni Sessanta gli statunitensi con il programma Gemini riescono a colmare il divario tecnologico nei confronti dell’Urss cominciando a mandare uomini in orbita per 14 giorni e stabilendo il record di distanza dalla Terra volando a 1.374 chilometri.

E’ con il programma Apollo che gli Stati Uniti portano l’uomo sulla Luna, ma l’esordio nel gennaio 1967 è tragico: i tre astronauti periscono in un incendio durante un’esercitazione sulla rampa di lancio e, nello stesso anno, dopo un volo orbitale perde la vita anche un cosmonauta sovietico sulla Soyuz 1 che si frantuma a terra.

Nel 1968 l’equilibrio tra Stati Uniti (che sviluppano il missile Saturn 5) e l’Urss (che predispone l’N1-L3) si infrange anche a causa dei dissensi interni sovietici. I militari di Mosca ostacolano il piano ritenendo il missile, a differenza dei precedenti, molto costoso e senza possibilità di impiego bellico. Tra marzo e maggio del 1969 la marcia di avvicinamento statunitense alla Luna compie passi decisivi. Le due missioni Apollo (9 e 10) sono il sospirato preludio all’Apollo 11 che alluna con tre astronauti a bordo il 20 luglio 1969 alle 22,17 italiane. Neil Armstrong e Buzz Aldrin saranno i primi pedoni lunari, i primi uomini di altri dieci che toccheranno la superficie selenica nei successivi cinque sbarchi: l’ultimo nel 1972.

Proprio in conseguenza della forte contrapposizione tra Stati Uniti e Urss, se gli atterraggi sulla Luna fossero stati una finzione cinematografica i primi a gridare all’inganno sarebbero stati i sovietici, che avrebbero guadagnato notevole credibilità del mondo rovesciando a loro vantaggio la competizione. Invece l’Urss non ha avuto nulla da ridire. E’ la prova meno scientifica, ma per tutti la più evidente, che sulla Luna ci siamo stati.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Bufale e negazionismo: le malattie del nostro tempo

prev
Articolo Successivo

Dolomiti, “vacanza gratis se stacchi lo smartphone e lasci la tua comfort zone”

next