Contestualmente al dilagare della tecnologia del 5G – l’“intelligenza delle cose” che ci farà “dialogare” anche con i nostri elettrodomestici e ci permetterà di essere sempre connessi e in modo sempre più veloce – sta dilagando anche la richiesta di informazioni sui potenziali rischi a ciò connessi, specie per quanto riguarda la salute umana. Al tema 5G l’Associazione dei medici per l’ambiente da tempo dedica grande attenzione ed è stata aperta una specifica pagina sul nostro sito per raccogliere le tante iniziative in corso nel paese.

Poter disporre di informazioni adeguate è ovviamente il primo passo per scelte consapevoli, ma purtroppo in questo – come in altri casi – le decisioni sono state già prese e ancora una volta, purtroppo, sulla testa delle comunità e di amministratori spesso non adeguatamente informati, ignorando gli avvertimenti alla prudenza che derivano da scienziati internazionali esperti del settore.

Qualche inversione di tendenza tuttavia si registra e un plauso particolare va ai colleghi della Sardegna che hanno imposto una “frenata” alla sperimentazione nell’isola e hanno dedicato un’intera sessione al tema 5G nel recente convegno di Bosa, in memoria dell’indimenticabile amico e collega Vincenzo Migaleddu.

Questa tecnologia è stata lanciata con una vera e propria “sperimentazione” su larga scala gestita in maniera unica dal Mise, effettuata senza il coinvolgimento degli enti istituzionalmente preposti alla tutela ambientale e sanitaria (ad es. ministeri dell’Ambiente e della Salute, Ispra) e senza alcuna valutazione preventiva sui rischi per la salute umana e gli ecosistemi viventi. Mai come in questo caso appaiono profetiche le parole di Lorenzo Tomatis: “Adottare il principio di precauzione e quello di responsabilità significa anche accettare il dovere di informare, impedire l’occultamento di informazioni su possibili rischi, evitare che si consideri l’intera specie umana come un insieme di cavie sulle quali sperimentare tutto quanto è in grado di inventare il progresso tecnologico”.

Credo che innanzitutto si dovrebbe riflettere se, a fronte degli immani problemi che ci troviamo a fronteggiare – dalle crescenti disparità economiche e sociali all’inquinamento degli ecosistemi, al riscaldamento globale con tutte le sue conseguenze – davvero il 5G è il “progresso” che farà bene alle persone e al pianeta, facendoci uscire dal tunnel.

Abbiamo davvero bisogno di sviluppare l’”intelligenza delle cose” quando l’allarme per la perdita di intelligenza nelle persone e soprattutto nei bambini (aumento di danni cognitivi, perdita di punti di Qi, disturbi del comportamento, ritardi nel linguaggio etc.) non è più appannaggio della sola comunità scientifica, ma è ormai sotto gli occhi di tutti?

Le accuse di essere “contro il progresso”, dispensatori di fake news o di ingiustificati allarmismi non ci toccano: i dati scientifici autorevoli e le informazioni che cerchiamo di rendere accessibili a tutti confermano tutte le nostre preoccupazioni. E in questo i medici non sono soli: timori sono infatti anche stati espressi da esperti in altri settori.

Per i meteorologi, ad esempio, la rete 5G potrebbe compromettere gli attuali sistemi di previsione e per gli esperti di sicurezza nazionale e informatica ci sarebbe, oltre che una forte limitazione della privacy, addirittura una potenziale minaccia alla sicurezza nazionale a causa dei possibili usi fraudolenti di questa nuova e difficilmente controllabile infrastruttura di comunicazioni. Ci sarebbero addirittura timori (si legga questo puntuale e documentato intervento basato su documenti ufficiali del governo inglese) per inadeguati e massivi tagli di alberi che potrebbero ostacolare la propagazione delle onde millimetriche. Ma in questi tempi di cambiamenti climatici, di eventi estremi, di temperature fuori controllo, di città sempre meno vivibili, non sarebbe molto più sensato preservare e piantare nuovi alberi, piuttosto che piantare antenne?

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

FaceApp, spopola la nuova app che ci invecchia. E la privacy che fine fa?

prev
Articolo Successivo

Creata una pelle artificiale con un senso del tatto 1000 volte più veloce dei nervi umani

next