La promessa di coinvolgere i Verdi “nel processo decisionale Ue” perché “faranno bene alla maggioranza in Europa” e quella di equilibrare le nomine della nuova Europa con la presenza dei 4 di Visegrad. Due punti fermi che Donald Tusk ha voluto riferire alla plenaria del Parlamento Ue al termine del consiglio europeo sulle nomine che hanno delineato i contorni della prossima legislatura a Strasburgo e delle cariche apicali nella Ue. “Durante tutto il processo delle nomine sono stato in stretto contatto con i vertici dei Verdi, specialmente con Ska Keller e Philippe Lamberts. Confido che la collaborazione con i Verdi e la loro presenza nei corpi decisionali dell’Ue farà bene non solo alla coalizione di governo, ma all’Europa intera. Durante la procedura sulle nomine – ha aggiunto – sono stato in stretto contatto con la leadership dei Verdi. Faccio appello a tutti i partner per coinvolgere i Verdi nel processo decisionale Ue, anche se non c’è ancora un leader verde nel Consiglio. E spero che anche Ursula Von Der Leyen ascolti questo appello, le trasmetterò questo messaggio oggi stesso”, ha detto, ricordando che “in molti Paesi i Verdi simbolizzano la speranza e la libertà“.

“Visegrad con Von der Leyen perché debole” – Tusk ha inoltre dedicato anche particolare attenzione ai Paesi Visegrad, assenti dalle cariche apicali della nuova Ue, e ha assicurato che nell’”architettura generale” dei vertici “c’è ancora spazio per migliorare sulla presenza dei rappresentanti dell’Est Europa. In particolare – ha aggiunto – alcuni primi ministri della famiglia socialista hanno preso impegni per quanto riguarda l’equilibrio geografico in questo Parlamento“. Per parte loro i Visegrad sono sodddisfatti dell’esito della trattativa sui top jobs, soprattutto per avere affossato il tedesco Martin Weber, candidato alla guida del Parlamento, e Frans Timmermans alla Commissione Ue, difensore dello Stato di diritto ed ex vicepresidente della Commissione che ha contribuito alla’attivazione dell’articolo 7 per Polonia e Ungheria. Al suo posto hanno sostenuto Ursula Von der Leyen, una presidentessa che, secondo Die Welt, è una figura politicamente debole in Germania e viene percepita più morbida di Juncker. “Budapest, Bratislava, Praga e Varsavia considerano Von der Leyen indebolilta, perché in Germania deve rispondere ad aspre critiche, numerosi scandali e inciampi, fino al sospetto di plagio. La speranza: una ministra debole dovrebbe anche diventare una presidente di Commissione piacevolmente debole che si lascia più facilmente mettere sotto pressione di uno tenace come Juncker”, scrive il quotidiano berlinese.

Nel ‘pacchetto’ delle nomine deciso nel Consiglio Europeo di martedì scorso la presidenza del Parlamento Europeo era assegnata al bulgaro Sergej Stanishev, ma il gruppo dei Socialisti nel Parlamento ha rifiutato di farsi imporre un presidente dal Consiglio, l’istituzione che rappresenta gli Stati membri dell’Ue, scegliendo come candidato l’italiano David Sassoli, del Pd, eletto al secondo turno. L’elezione del presidente del Parlamento Europeo non è nelle prerogative del Consiglio, ma spetta al Parlamento stesso. Con l’elezione di Sassoli, il ‘pacchetto’ delle nomine ha un equilibrio partitico (mancano però i Verdi, posto che facciano parte della maggioranza in fieri), di genere (presidente della Commissione e presidente della Bce sono entrambe donne), ma non geografico, perché l’Est Europa è assente dalle cariche apicali.

Tusk ha poi sottolineato la bontà delle scelte circa l’equilibrio di genere. “Per la prima volta nella nostra storia – ha detto – il Consiglio europeo ha proposto a due donne e due uomini a guidare le principali istituzioni dell’Ue. Sono felice e orgoglioso del fatto che abbiamo raggiunto un perfetto equilibrio di genere nelle posizioni di vertice. Questo è un cambiamento molto positivo“, ha aggiunto Tusk. “L’Europa non sta parlando solo delle donne, sta scegliendo le donne. Spero che questa scelta ispirerà molte ragazze e donne a lottare per le loro convinzioni e passioni”.

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