Imprenditori, politici e funzionari pubblici della provincia di Frosinone sono coinvolti in un’indagine che ha portato a otto arresti. Indagate anche altre diciassette persone per scambi di favori nell’affidamento e nell’esecuzione di appalti pubblici: le accuse sono, a vario titolo, corruzione, abuso d’ufficio, turbata libertà degli incanti, truffa e traffico di influenze, illecite e false attestazioni o certificazioni. L’indagine dei Carabinieri Forestali di Frosinone ruota intorno a due società alle quali venivano affidati appalti da Comuni ed Enti pubblici.

In carcere sono finiti Luciano Giovanni Bellardini, tecnico del Comune di Sgurgola, in provincia di Frosinone, che amministrava di fatto una società di Anagni, e Alfredo Coratti, imprenditore di Veroli nel settore dello smaltimento rifiuti urbani e rappresentante della Tac Ecologica, già indagato in un’altra inchiesta per corruzione per atti contrari ai doveri di ufficio insieme al sindaco di Sgurgola Antonio Corsi. Sono invece agli arresti domiciliari l’assessore del Comune di Sgurgola Lucio Giuseppe Formaggi, il funzionario della Città Metropolitana di Roma Vincenzo RocchiDomenico Spaziani, un ex funzionario dell’Asl di Frosinone, Paola Murgia, rappresentante di fatto della società Biemme di Anagni, Mattia Bellardini di Sgurgola, amministratore unico della società, e Alessandro Recine, addetto alle attività amministrative della Biemme.

L’ipotesi accusatoria riguarda diversi episodi corruttivi avvenuti tra il 2017 e il 2018: secondo la procura, dipendenti e amministratori pubblici agevolavano le ditte nell’assegnazione dei lavori e omettevano di segnalare le gravi violazioni al contratto d’appalto in cambio di somme di denaro, assunzioni e forniture di beni e servizi. Le società venivano inoltre avvisate dai funzionari pubblici e dai politici dei controlli in programma da parte dei vigili urbani, favorendo quindi in modo esplicito le ditte indagate.

La posizione più grave risulta essere quella di Alfredo Coratti che, secondo quanto emerge dall’operazione “Urban Waste“, stava tentando di costruire un vero e proprio sistema attraverso il quale alterare le gare pubbliche relative allo smaltimento dei rifiuti urbani indette dai comuni. In particolare l’imprenditore di Veroli voleva trovare un accordo con i rappresentanti delle altre società concorrenti per riuscire a spartirsi le gare, con un minimo ribasso sulle offerte già concordate prima della presentazione. Un progetto che, se realizzato, avrebbe non solo arrecato un danno economico, ma avrebbe concretizzato il pericolo che gli appalti fossero affidati a società meno competitive.

Comune di Sgurgola, tra smaltimento e corruzione

La società di Veroli, incaricata di effettuare lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani del Comune di Sgurgola, è destinataria di continue contestazioni per i disservizi nell’effettuazione della raccolta e riceve numerose sanzioni, come previsto dal capitolato d’appalto. Le sanzioni non vengono però mai riscosse da parte del tecnico comunale Luciano Giovanni Bellardini che, vista la gravità delle violazioni al contratto d’appalto, avrebbe dovuto avviare l’iter di risoluzione del contratto d’appalto.

In cambio, Alfredo Coratti, della società verolana subappalta a una società di Agnani, la Biemme, che di fatto era amministrata da Bellardini, parte dei lavori che effettuava in altri comuni della provincia di Frosinone. Coratti, per farsi pagare le fatture da parte del Comune di Sgurgola, sollecitava l’intervento di un assessore del Comune, Lucio Giuseppe Formaggi, che in cambio chiede e ottiene posti di lavoro per determinate persone. E lo scambio di favori continua: Formaggi avvisava l’imprenditore dei controlli in programma da parte dei vigili urbani di Sgurgola e in un’occasione interviene per non far elevare una sanzione. Ma non finisce qua. Il tecnico comunale, dovendo la sua società smaltire dei rifiuti ingombranti, si serve della società verolana, facendo però figurare lo smaltimento a carico del Comune di Sgurgola.

Corruzione tra l’Asl di Frosinone, la Città Metropolitana di Roma e il Comune di Sora

La Biemme aveva vinto una gara dall’Asl di Frosinone per la manutenzione degli spazi verdi. Ad appalto scaduto, però, la società continua a incassare il pagamento di fatture o riceve pagamenti in eccesso rispetto al quantum previsto dal contratto d’appalto. Questo grazie a un ex funzionario dell’Ente, Domenico Spaziani, che riceve in cambio somme di denaro. Con un danno per l’Asl da diverse decine di migliaia di euro.

Un altro episodio corruttivo riguarda alcuni lavori effettuati dalla Biemme per la Città Metropolitana di Roma. A fronte della gara d’appalto affidata alla società, e relativa a lavori edili di risanamento di un edificio scolastico, un funzionario della Città Metropolitana di Roma, che aveva partecipato alla procedura di affidamento, riceve dai rappresentanti della società di Anagni una somma di denaro pari a 2.500 euro.

Infine il Comune di Sora affida alla Biemme l’appalto per la manutenzione del tratto del fiume Liri. Per ottenere l’appalto un dipendente della società concorda con il funzionario comunale e con la rappresentante di un’altra società l’offerta da presentare, risultata poi vincente, alterando così il normale svolgimento della selezione pubblica.

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