Il porto di Lampedusa resta chiuso, ma “l’Italia ha la responsabilità di far sbarcare queste persone” e “nessuno dovrebbe tornare” nella Libia scossa dalla guerra. Lo ha detto, secondo l’agenzia Ansa, il portavoce dell’agenzia Onu per i rifugiati (Unhcr) Babar Baloch, riferendosi ai 43 migranti a bordo della Sea Watch 3, da 9 giorni ferma in acque internazionali a 15 miglia dall’isola delle Pelagie. “Questi disperati devono essere sbarcati, è un obbligo sancito dalle norme internazionali”, ha aggiunto.

Questa mattina il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha scritto al presidente del Consiglio Giuseppe Conte per ribadire la politica dei “porti chiusi” e per chiedere che sia l’Olanda a farsi carico della Sea Watch. E’ necessaria, dice Salvini, una “nuova energica iniziativa di sensibilizzazione” nei confronti dei Paesi Bassi, visto che la nave batte bandiera olandese.

“Con una motovedetta della @guardiacostiera, questa notte a #Lampedusa sono sbarcate 81 persone, partite dalla #Libia. Intanto i 43 naufraghi a bordo di #SeaWatch rimangono bloccati in mare al 9° giorno dal soccorso. Quanto deve durare questa ipocrita e disumana messinscena?”, scrive in un tweet la ong. Il riferimento è agli sbarci avvenuti nelle ultime ore sull’isola.

A bordo, intanto, la situazione si fa sempre più difficile ogni ora che passa: “Abbiamo molti pazienti con dolori qui non curabili a causa delle torture – scrive su Twitter Verena, medico – Non vi parlo da medico, vi parlo da essere umano. Aiutateci a trovare un porto sicuro. Per favore, aiutateci a far sbarcare queste persone dalla nostra nave, ora”.

“Il mare – spiega la donna – è calmo ma sta facendo sempre più caldo, soprattutto nella zona dove stanno gli ospiti. Quindi hanno problemi di disidratazione, cosa sulla quale non possiamo intervenire. Inoltre – aggiunge – abbiamo molte persone che hanno vissuto traumi e torture e quindi hanno bisogno di supporto psicologico, stanno in uno spazio molto ristretto e non possiamo prevedere come reagiranno allo stress che aumenta col passare dei giorni. Hanno bisogno di supporto psicologico il prima possibile”.

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