Nei giorni scorsi, nel più totale silenzio dei mezzi di comunicazione mainstream, una compagnia di trasporto che opera nel porto di Genova ha cercato per due volte di imbarcare generatori elettrici per uso militare, da inviare in Arabia Saudita. Con ogni evidenza queste apparecchiature militari sono legate alla guerra che l’Arabia sta facendo alle popolazioni dello Yemen e che sta producendo decine di migliaia di morti e milioni di profughi. Per due volte i lavoratori del porto, sostenuti dalla Cgil, e i Comitati di base si sono opposti a queste spedizioni, hanno dichiarato sciopero, e alla fine la compagnia ha desistito dal cercare di imbarcare i generatori bellici.

Nel frattempo la compagnia di trasporto aveva cercato di dimostrare che i generatori potevano essere utilizzati sia civilmente che militarmente, salvo essere poi smentita dalle ricerche fatte dalle organizzazioni pacifiste a partire dall’Opal.

Sempre in questi giorni il presidente della giunta ligure, il forzista leghista Giovanni Toti, aveva attaccato lavoratori e sindacati portuali magnificando la produzione militare ligure e la necessità per il porto di Genova di trafficare in armi. Con ogni evidenza la logica di Toti, come quella del governo, è “bombardiamoli a casa” e poi operare affinché chi cerca di scappare dalla guerra muoia nei campi di prigionia libici o attraversando il Mediterraneo.

Contro Toti e le destre, la lista della Sinistra ha sostenuto la lotta dei lavoratori portuali e organizzato per il 21 giugno alle 18, nella sala del Cap del porto di Genova, una assemblea pubblica di sostegno ai lavoratori portuali. Questa assemblea non a caso sarà presieduta dal camallo Rosario Crivelli, che nelle liste della Sinistra è stato candidato per le Elezioni europee. Pd e M5S, come su tutte le vicende che chiedono una scelta chiara, non pervenuti.

Da questa vicenda, che non è finita e che chiederà la prosecuzione della mobilitazione – perché adesso la compagnia di trasporto sposterà via terra i generatori militari dal porto di Genova per cercare di farli partire da qualche altro porto – mi pare sia utile sottolineare due elementi.

Innanzitutto che la lotta produce dei risultati. Nonostante uno schieramento avverso assai nutrito, i camalli genovesi, con la lotta, hanno determinato un esito positivo che erano dieci anni che non si vedeva. La prima considerazione è quindi che la volontà di conflitto, la determinazione nell’azione è in se un elemento fondamentale per cambiare le cose. L’idea che viene propagandata quotidianamente secondo cui non si può fare nulla, secondo cui siamo impotenti, ecc. è semplicemente falsa. Se si fa si cambiano le cose. Come dicono le madri di Plaza de Mayo, l’unica lotta che si perde è quella che non si combatte!

La seconda considerazione è che tutto questo è stato possibile grazie a un gruppo di lavoratori portuali che ha agito con determinazione, attorno a cui si sono schierate l’azione della Cgil e l’iniziativa della Sinistra. Senza il protagonismo di questo gruppo di lavoratori nulla sarebbe stato possibile. In una situazione in cui la vulgata egemone è quella di Toti, e cioè che visto che debbono mangiare i lavoratori è bene che siano indifferenti al loro lavoro, al fatto di produrre bombe o biciclette, mi pare un fatto da sottolineare. Anche dentro l’asfissiante palude pentaleghista in cui viviamo, dentro questo senso comune che teorizza la subalternità congenita dei lavoratori nei confronti dell’azienda, esistono gruppi di lavoratori che pensano e agiscono come classe operaia, cioè con una propria visione del mondo, diversa da quella padronale.

Esistono dei lavoratori che pensano che se non vogliamo le guerre non dobbiamo imbarcare gli armamenti e che i lavoratori hanno i diritto e il dovere di dire la loro sul prodotto del loro lavoro, su che cosa fanno nelle otto ore in cui lavorano. Esistono lavoratori che rivendicano di essere persone che hanno il diritto di dire la loro, e non solo forza lavoro. Giù il cappello, perché questa è la civiltà!

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