“Garantire condizioni più equilibrate nell’esercizio della potestà legislativa fra governo e Parlamento” è l’obiettivo che conclude la lettera sull'”ingolfamento” dei decreti legge inviata dal presidente della Camera Roberto Fico al presidente del Consiglio Giuseppe Conte. “Mi riferisco – scrive Fico – agli effetti che l’adozione dei decreti dispiega sulla programmazione e sull’ordinato svolgimento dei lavori parlamentari, anche in ragione della non contingentabilità dei tempi del loro esame presso la Camera”. Il ricorso “a tale strumento assume rilevanti dimensioni” ed è “suscettibile di produrre un’alterazione del fisiologico assetto costituzionale dei rapporti fra governo e Parlamento nell’esercizio della funzione legislativa, alimentando tensioni nella dialettica fra la maggioranza e le opposizioni”. Inoltre, sottolinea Fico, le dimensioni “molto ampie” dei dl rischiano di “determinare un’eccessiva compressione presso la Camera chiamata per seconda ad esaminare” il testo.

Si tratta di parole molto simili a quelle usate il 2 gennaio scorso in un’epistola inviata al Sole 24 ore, nella quale parlava dell’importanza che il Parlamento sia il faro e rimanga centrale nell’approvazione e discussione delle leggi. La tensione più grande a Montecitorio si era raggiunta proprio a fine dicembre con l’approvazione all’ultimo minuto della legge di Bilancio e le proteste delle opposizioni che lamentavano di non aver potuto partecipare al dibattito. Da quel momento Fico, in linea anche con le battaglie passate dei 5 stelle, si è sempre fatto portavoce dell’importanza di coinvolgere maggiormente le Camere.

Il presidente della Camera ha però riconosciuto che, in confronto al passato, l’esecutivo ha ridotto l’uso dei decreti. “Va senz’altro dato atto all’attuale Esecutivo che il numero di decreti legge adottati nel primo anno di legislatura è inferiore a quello dei provvedimenti d’urgenza presentati alle Camere nei corrispondenti periodi delle precedenti legislature – afferma Fico -. Ciò nonostante, si tratta comunque di un numero piuttosto consistente (21 decreti legge in circa un anno), tale da incidere sensibilmente sulla programmazione dei lavori parlamentari, soprattutto in presenza di decreti legge connotati da una particolare ampiezza e complessità di contenuti e che intervengono su una pluralità di settori”.

“Dimensioni molto ampie dei decreti risultano, infatti, difficilmente compatibili con i ridotti tempi di esame parlamentare imposti dalla scadenza costituzionale dei provvedimenti d’urgenza – si legge ancora nella lettera – e rischiano, in particolare, di determinarne un’eccessiva compressione presso la Camera chiamata per seconda ad esaminare il provvedimento, ove l’iter presso la prima si prolunghi ben oltre i trenta giorni”. Fico fa l’esempio del decreto Sblocca cantieri, rimasto al Senato 50 giorni e che la Camera ha potuto esaminare per soli 10 giorni. L’inverso accadrà al decreto Crescita.

Fico ammette che “può aver influito sull’articolazione dei tempi di esame da parte delle due Camere il periodo di sospensione dei lavori parlamentari in vista delle elezioni per il Parlamento europeo”. “A questo riguardo segnalo tuttavia l’opportunità che vi sia un migliore coordinamento delle scelte di competenza governativa relative all’iter dei diversi provvedimenti d’urgenza contestualmente pendenti in Parlamento, affinché sia evitato quanto più possibile l’ingolfamento dei lavori delle Camere”. Fico conclude di aver scritto a Conte “nello spirito di fattiva collaborazione”.

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