Quattro alpinisti italiani e tre pakistani sono stati travolti da una valanga nella valle di Ishkoman, nel distretto di Ghizer, in Pakistan. L’ambasciata italiana nel Paese ha confermato che uno dei pakistani è morto, ma non ci sono vittime tra gli italiani. Alcuni tra i sei sopravvissuti sarebbero però rimasti feriti: tra questi il capo spedizione, Tarcisio Bellò, che avrebbe riportato fratture multiple. L’incidente è avvenuto lunedì mattina, a circa 5.300 metri di altitudine.

L’esercito pachistano sta organizzando una missione di soccorso con gli elicotteri, ma non partirà prima di domani a causa delle difficili condizioni meteorologiche e la distanza tra la base e il luogo della valanga. La spedizione era guidata da Bellò e composta da Luca Morellato, David Bergamin, Tino Toldo e dai pachistani Nadeem, Shakeel e Imtiaz. La zona remota in cui è avvenuto l’incidente rende le comunicazioni estremamente difficili.

Il bollettino della spedizione di domenica 16 giugno, pubblicato su Facebook, segnalava:  “Le abbondanti nevicate ci hanno messo a dura prova sia nell’estenuante fatica di batter traccia, sia nel scegliere orari adatti ad evitare le possibili slavine da insolazione. Un paio di volte abbiamo ripiegato per non rischiare, come ieri che immersi nella nebbia più totale, bianco sotto bianco attorno, ci siamo arresi e lasciato una corda e altre attrezzature tecniche nel ghiacciaio. Due ore dopo è apparso il sole e una enorme slavina ha sepolto le nostre attrezzature coinvolgendo solo in parte la nostra traccia. Segno che avevamo scelto bene il percorso, ma non possiamo permetterci altri errori”.

L’obiettivo degli alpinisti era raggiungere una cima inviolata di circa 5.800 metri nell’area dell’Hindu Kush, individuata nel 2017 dall’alpinista Franz Rota Nodari, scomparso nel marzo del 2018 sul Concarena. A lui, oltre che a Daniele Nardi e Tom Ballard, morti nel febbraio scorso sul Nanga Parbat, è dedicata la spedizione guidata da Bellò.

La spedizione, denominata “Hindukush 2019”, è stata documentata dal gruppo con foto e racconti. In un post su Facebook del 28 maggio, Bellò presenta i suoi compagni di viaggio italiani: “Luca Morellato di Quinto Vicentino, che un paio di mesi fa con la sua disponibilità ed entusiasmo ha dato maggiori motivazioni a pianificare bene questa nuova avventura, appassionato fin da piccolo di alpinismo (lo so perché come bibliotecario gli prestavamo i libri di montagna) poi continuando è riuscito fare i corsi di alpinismo e perseguire la sua passione acquisendo esperienze e competenze. David Bergamini di Castelfranco lo avevo incrociato alcune volte in passato, ha al suo attivo varie scalate alpine ed extraeuropee tra cui il monte Denali. Esperto di cascate e di ghiaccio avremo modo di divertirci sui pendii glaciali del Lions Melvis Jones. Tino Toldo di Caltrano sarà possibile rinfrescare un’amicizia nata 23 anni fa sul Chopicalqui in Perù e vivere un’altra bella avventura assieme con una figura si potrebbe dire leggendaria, ma soprattutto una persona concreta, propositiva e di massima stima”.

Sempre nello stesso messaggio, parla anche delle guide pachistane, tra cui quella deceduta nell’incidente: “Imtiaz, Sakeela e Nadeema tutti e tre originari da Shimshal villaggio posto in vicinanza del Kunjerab pass a 3500 metri di quota, abituati a vivere in altura ci daranno filo da torcere con il fiato e l’acclimatazione che per loro è cosa normale. Mentre per alcune cose tecniche potremo fare scuola per farli crescere un pochino sotto il profilo alpinistico, vista la grande passione che anche loro ripongono nell’attività alpinistica”. Infine Bellò ricorda Nodari: “Anche se purtroppo ci ha lasciati lo scorso anno, avrebbe di sicuro voluto partecipare, e il suo spirito sarà presente visto che è stato lui nel 2017 ad individuare questa bella montagna e rendere possibile questa nuova straordinaria esperienza”.

(Nella foto, pubblicata da Bellò, due degli alpinisti)

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