È una storia nata in Argentina e finita in modo tragico a Torino. Una storia di fine anni Novanta che è ancora un tasto sensibile. Per questo non finirà sui grandi schermi della città. A Torino non è stato distribuito Soledad, film sulla vita di Maria Soledad Rosas detta “Sole”, giovane argentina che venne arrestata insieme ad altri due anarchici perché accusati di aver commesso alcuni attentati in Val di Susa, morta suicida l’11 luglio 1998 all’età di 24 anni. “Per ragioni legate alle note vicende avvenute durante le riprese del film, con un atto di sensibilità e rispetto nei confronti della città, la scelta operata è stata di non uscire nelle sale torinesi”, dichiara Alfredo Federico, fondatore della 39Films che ha coprodotto con Cinema 7 la pellicola girata da Agustina Macri, figlia del presidente argentino Mauricio, e ispirata dal libro di Martin Caparros Amore e anarchia, pubblicato nel 2003 in Argentina, ma edito da Einaudi soltanto nel 2018.

Il film è uscito ieri in 26 cinema di tutta Italia, ma nel capoluogo piemontese non c’è. Una precauzione presa dai produttori che nel 2017, nel corso delle riprese alla Certosa di Collegno (Torino), dovettero affrontare le proteste di alcuni anarchici contrari alla realizzazione del film su quei compagni che si suicidarono mentre erano agli arresti. L’operazione era scattata il 5 marzo 1998 con l’arresto di “Sole”, del suo compagno Edoardo Massari detto “Baleno” e di Silvano Pellissero, anarchici che abitavano nell’ex obitorio del manicomio nella Certosa di Collegno, uno “squat”. Lo stesso giorno viene sgomberato l’Asilo di via Alessandra, subito ri-occupato e ri-sgomberato definitivamente lo scorso 7 febbraio. La Procura di Torino ritiene Sole, Baleno e Pellissero responsabili di una serie di sabotaggi e attentati in Val di Susa contro obiettivi legati alla Tav Torino-Lione. Il 28 marzo Baleno si impicca nella sua cella. Pochi giorni dopo un colossale corteo attraversa la città. L’11 luglio, nella comunità di Benevagienna (Cuneo) in cui si trova ai domiciliari, Sole si uccide. Pellissero affronta i processi per associazione sovversiva e, dopo le prime condanne, viene assolto dalla Cassazione per insufficienza di prove.

Quasi venti anni dopo, nell’autunno 2017, a Torino si girano alcune scene del film di Macri. Nonostante il tempo trascorso, gli anarchici manifestano contro i casting e le riprese. “Nel film come nel libro si parla, in maniera distorta, della storia dei nostri compagni e di chi quei giorni convulsi li ha vissuti sulla propria pelle – era scritto in un volantino -. Oltre ad averli uccisi, quasi vent’anni dopo il ‘sistema’ vorrebbe farne un prodotto commerciale, rendendoli protagonisti di un film spazzatura in cui le persone sono degli stereotipi tali e quali ai media main stream ci hanno sempre raffigurati”. Così le riprese si spostano altrove e le proteste seguono. Per precauzione, quindi, niente pellicole nelle sale torinesi, molte delle quali non sapevano neanche dell’uscita del film. “L’ho saputo soltanto mercoledì pomeriggio perché è un film indipendente e in un mercato dominato da un’oligarchia distributiva non c’è molto spazio per questo tipo di cinema – spiega Gaetano Renda, che cura la programmazione di tre sale cittadine del circuito Slow Cinema – Spero di poter proiettarlo. È una storia che conosco bene, sono temi a cui siamo geograficamente vicini”. Neanche al Cinema Massimo, legato al Museo nazionale del Cinema, è in programma: “Non ci è stato proposto – dice Stefano Boni – L’ho saputo da una newsletter di una sala fiorentina”. Sono interessati? “Noi non proiettiamo film senza prima averli visti, vogliamo prima capire se ci piacciono”. Lorenzo Ventavoli junior, curatore delle programmazioni del Circuito Cinema Torino, racconta invece di essere stato contattato da persone che vorrebbero vederlo: “Mi piacerebbe organizzare delle presentazioni”. La produzione, però, al momento non cambia idea. D’altronde con il recente sgombero dell’Asilo, le proteste degli anarchici sono diventate più animate.

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