Su Radio radicale “non cambio idea rispetto a quanto ho detto prima delle elezioni, non si cancella l’esistenza di una radio con un emendamento e con un tratto di penna. Il mandato a nome della Lega in Commissione è di lavorare affinché questa voce ci sia”. Salvini parla così e riconferma la sua posizione sul destino dell’emittente, mentre in aula vengono sospesi i lavori sul decreto Crescita proprio per cercare un’intesa. La sospensione, ha confermato il presidente della Commissione Bilancio Claudio Borghi, servirà “per vedere di risolvere la questione”. Dopo un primo stop erano stati riammessi alcuni emendamenti delle opposizioni sulle radio, dai quali si potrebbe partire per tornare sul finanziamento dell’emittente e i lavori potrebbero riprendere domani dopo la fine del voto sul decreto Sblocca cantieriIl 6 giugno al Senato era anche stata approvata con i soli voti della maggioranza la mozione che prevede una convenzione di tre anni per “concludere l’attività di digitalizzazione e messa in sicurezza degli archivi“.

Vito Crimi, sottosegretario all’Editoria che ha ricordato come sia impossibile dare seguito alla proroga senza una legge, ha ricordato “per mero dovere di cronaca, che nell’anno 2019 Radio radicale ha maturato il diritto a percepire 9 milioni di euro, sottolineo 9 milioni di euro. Quindi qualunque recriminazione in termini di sostenibilità economica dei propri bilanci deve fare i conti con quanto ha realmente percepito”. Per Crimi si tratta di una “segnalazione necessaria a fronte di continui infondati allarmismi che i vertici della radio del Partito radicale lancia continuamente. Altresì l’erogazione dei 9 milioni di euro di soldi pubblici dovrebbe rassicurare anche la Lillo Spa che fattura 2,3 miliardi di euro, socio al 25% della Spa che controlla la radio di partito”.

“Purtroppo la soluzione che ci è stata proposta dai relatori in Commissione Bilancio, in particolare dal relatore dei 5Stelle, al momento è insufficiente e irricevibile”, sottolinea il segretario Stefano Fassina. Intanto oggi tornano in campo i lavoratori dell’emittente con la consegna a Palazzo Chigi di quasi 170 mila firme raccolte tramite la piattaforma Change.org per chiedere di non spegnere la Radio. “Il nostro appello – spiega il direttore Alessio Falconio – coincide con quanto chiesto dall’Agcom il 17 aprile scorso, quando ha definito quello svolto da Radio Radicale un servizio di interesse generale che va messo a gara, come noi chiediamo dal 1998, da quando cioè è scaduto il bando“.

La richiesta è di “non smettere nel frattempo il servizio“, di fatto mettendo a tacere per sempre l’emittente che non potrebbe più partecipare neanche alla gara. Al fianco dei suoi lavoratori, “oltre 100 contando l’indotto”, dicono dal Cdr, in conferenza stampa si schierano dal Pd alla Lega. “Trovo questo ostruzionismo dei 5 Stelle totalmente irragionevole”, punta l’indice Laura Boldrini (LeU), contando “sulla Lega perché a questo giro prevalga il buonsenso”. “Sembra si voglia indebolire il più possibile quella parte di informazione che antepone i contenuti alla forma”, rilancia Fabio Rampelli (FdI), con una “pervicacia incomprensibile” per Federico Fornaro (Articolo1), mentre Renato Brunetta (FI) “ottimista” trova “questi 6-7 mesi di lotta la parte più nobile di questa legislatura“.

“Radio Radicale è un unicuum, deve vivere”, rilancia Luca Poalini (Lega Nord). L’appello generale, a partire dal Capogruppo del Pd alla Camera Graziano Delrio e Roberto Giachetti, ancora in sciopero della fame, è di “rimettersi alla Commissione” e ridare “centralità alla volontà del Parlamento rispetto al Governo”. Intanto Fnsi, con il presidente Giuseppe Giulietti, e Ordine dei Giornalisti, con la presidente del Lazio Paola Spadari, ribadiscono di “essere al fianco di Radio Radicale, pronti alle forme di lotta più clamorose contro il suo oscuramento”.

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