In questo Paese ormai è severamente vietato sognare una società nuova. Chi lo fa sbaglia e verrà prontamente bacchettato dai maestrini di turno sempre pronti ad insegnare come va e come deve andare il mondo. Quindi le donne e gli uomini, giovani e anziani, che martedì 11 giugno sono andati a Locri per stare vicini a Mimmo Lucano nel giorno della prima udienza del processo che lo vede coinvolto, sono dei poveri illusi. Rappresentanti di quella sinistra radical (con chic o senza) destinata per sempre a perdersi. Hanno bisogno di “feticci”, “santini” cui aggrapparsi, dicono con sprezzante sapienza i maestrini. E li bollano così, come dei poveri fessi, senza alcun rispetto per i loro pensieri, le emozioni, i sentimenti, le scelte di vita.

E senza alcun rispetto per l’uomo Mimmo Lucano, per la sua vicenda umana, per quella utopia di giustizia, solidarietà e libertà che gli divora la vita.

Ultimo, in ordine di tempo, a dare lezioni a Lucano e al suo mondo, è un bravissimo collega del Corriere della Sera, Goffredo Buccini. In un suo commento del 12 giugno, riflette sulla sinistra e sui problemi legati all’immigrazione. L’articolo guarda alla vittoria dei socialdemocratici in Danimarca, raggiunta grazie anche “alla svolta securitaria in materia di immigrazione”, e pone una domanda: “La sinistra vince se scimmiotta la destra?”. E qui la risposta è facile, perché in Italia è accaduto esattamente questo con il ministro dell’Interno Marco Minniti. Tutta la politica da lui imposta in materia di immigrazione ha scimmiottato la destra, partendo da presupposti sbagliati (il numero degli immigrati irregolari) e da scelte catastrofiche, vedi accordi con i traballanti governi libici. Anche Beppe Grillo, non molti anni fa, teorizzò che dare forza ai Cinquestelle significava costruire un argine contro il dilagare di forze antidemocratiche tipo Alba Dorata in Grecia. Come è noto, anche la tesi del comico genovese si è rivelata fallimentare. Non c’è Alba Dorata, ma i suoi meravigliosi ragazzi hanno portato al governo Salvini e la Lega.

Per supportare la sua riflessione, Buccini butta un occhio sul processo a Mimmo Lucano. C’era un po’ di gente venuta da fuori a sostenere l’ex sindaco, ma Buccini li rappresenta come protagonisti di un “tifo vociante e confuso” tributato ad un “simbolo del gauchismo più radicale”. Al punto che “i media a supporto (ovviamente di Lucano, ndr) riportano solo una parte delle accuse, la più onorevole per il radicalismo di sinistra, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, omettendo le ipotesi di reato più antiestetiche: truffa, concussione, associazione per delinquere”. Del disprezzo (questo sì, davvero radical chic) verso le persone che nutrono sentimenti e visioni diverse sull’immigrazione, e si mobilitano trasformando le emozioni in forza, abbiamo già detto. Diciamo dell’atteggiamento dei media.

Rispondo per il lavoro che abbiamo fatto sul caso Lucano sul nostro giornale e sul sito. Chi scrive coltiva sentimenti di amicizia e stima verso Mimmo Lucano. Detto questo, mai è stata omessa una virgola sulle accuse rivoltegli dalla procura e prima ancora da quelle contenute nelle varie ispezioni ministeriali sul modello Riace. Non ci siamo limitati alla letture di ordinanze e decisioni della Cassazione, ma abbiamo studiato l’intero fascicolo processuale, perché così si fa quando si vuole dare un giudizio. Con altri colleghi che hanno seguito il caso, ci siamo imbattuti nelle diverse ispezioni ministeriali e abbiamo letto tutto e il suo contrario, ci siamo addentrati nelle accuse della Procura e le abbiamo viste demolite in massima parte dal giudizio del giudice per le indagini preliminari e dai pronunciamenti della Cassazione sulle misure cautelari applicate a Lucano.

Personalmente ho cercato di capire, di farmi una idea, così come feci nella rovente estate del 2017 quando partì l’inchiesta sul ruolo della ong nel Mediterraneo. All’epoca ascoltai il procuratore Zuccaro e le sue esternazioni (sui giornali, in tv e in due commissioni parlamentari), mi trovai di fronte ad una montagna di ipotesi e di accuse. Dopo quasi due anni quella inchiesta giudiziaria che diede il via allo smantellamento della più grande operazione di solidarietà dei nostri anni, ha partorito il rachitico e impaurito topolino dell’archiviazione. Anche in quella occasione, i maestrini si misero all’opera.

Ora io non devo dare lezioni a nessuno (sono solo un cronista), chiedo solo agli uomini e alle donne che si commuovono alle parole di Mimmo Lucano, che trovano nel modello Riace un piccolo esempio di come potrebbe andare il mondo, di avere pazienza. Questo brutto momento passerà, anche se nessuno dei tanti maestrini che oggi vi impartiscono lezioni guardandovi con disprezzo, vi darà ragione. Non lo hanno fatto con i volontari che prestano la loro opera sulla navi ong, non lo faranno con voi poveri illusi.