La spesa media mensile delle famiglie nel 2018 è stata di 2.571 euro, sostanzialmente invariata rispetto al 2017 (+0,3%) ma in contrazione dello 0,9% se si considera l’inflazione dell’1,2 per cento. È la prima volta dal 2013 che si registra un dato negativo in termini reali: secondo i dati Istat, quindi, si interrompe la moderata dinamica positiva registrata tra il 2014 e il 2017. Le stime dell’Istituto nazionale di statistica fotografano anche come resti ampio il gap territoriale tra il Nord Ovest e le Isole. L’Italia è sostanzialmente spezzata in due: anche se il divario scende sotto il 40 per cento per la prima volta dal 2009, nelle regioni del Settentrione si continuano a spendere circa 800 euro mensili in più. E la forbice si allarga ulteriormente tra la Lombardia (3.020 euro) e la Calabria, dove la spesa è la più contenuta d’Italia e resta sotto i 2000 euro (1.902). 

Imprenditori e dirigenti spedono di più – Le famiglie più  ricche spendono oltre cinque volte di più delle famiglie meno abbienti, anche se la disuguaglianza diminuisce lievemente per la prima volta dal 2013. A spendere di più sono le famiglie la cui persona di riferimento è imprenditore o libero professionista (4.025 euro mensili), seguite da quelle di dirigenti, quadri o impiegati (3.314 euro). I livelli di spesa più bassi si osservano, invece, nelle famiglie caratterizzate da condizioni economiche più precarie, con persona di riferimento in cerca di occupazione (1.793 euro mensili) o inattiva ma non ritirata dal lavoro (1.805 euro). Tra le famiglie a minore spesa, ci sono anche quelle composte da soli stranieri che spendono in media 1.700 euro al mese, 927 euro in meno rispetto a quelle di soli italiani.
Per quanto riguarda le tipologie di famiglie, i livelli di spesa più bassi si registrano per le famiglie di un solo componente con 65 anni e più (1.656 euro mensili) mentre superano i 3 mila euro per le coppie con figli (3.089 euro con un figlio, quasi 300 euro in più con due, poco meno con tre o più).

L’abitazione, la spesa più cara – “La spesa è ancora lontana dai livelli del 2011, 2.640 euro mensili, cui avevano fatto seguito due anni di forte contrazione”, si legge nel rapporto dell’Istat nel quale si specifica che il 50% delle famiglie residenti in Italia ha speso nel 2018 una cifra non superiore a 2.153 euro, invariata rispetto ai 2.154 euro del 2017. Anche la composizione della spesa resta sostanzialmente immutata rispetto all’anno precedente: è ancora l’abitazione ad assorbire la quota più rilevante (35,1% della spesa totale, 903 euro, includendo affitti figurativi per 589 euro, cioè la spesa che le famiglie dovrebbero sostenere per prendere in affitto un’abitazione con caratteristiche identiche a quella in cui vivono). Segue la spesa per prodotti alimentari e bevande analcoliche (18%, 462 euro era 457 euro nel 2017) e quella per trasporti (11,4%, 292 euro).

Cosa c’è nel carrello della spesa e i tagli – Nel carrello della spesa aumenti si registrano per le carni (98 euro mensili, +4% di spesa rispetto all’anno precedente), i pesci e i prodotti ittici (41 euro mensili, +3,4% sul 2017) e per caffè, tè e cacao (15 euro, +5%). Diminuisce invece, con la trasformazione delle abitudini alimentari, la spesa per zucchero, confetture, miele, cioccolato e dolciumi (19 euro mensili, -2,6% sul 2017). Tra le altre tipologie di spesa vengono altri beni e servizi (cura della persona, effetti personali, servizi di assistenza sociale, assicurazioni e servizi finanziari, 7,2%), servizi ricettivi e di ristorazione e beni e servizi ricreativi, spettacoli e cultura (entrambe le voci pari a circa il 5% del totale, approssimativamente 130 euro mensili ciascuna), servizi sanitari e salute (4,7%, 121 euro mensili), abbigliamento e calzature (4,6%, 119 euro mensili). Mobili, articoli e servizi per la casa impegnano invece il 4,2% del totale, con una spesa media di 108 euro. Cala invece in maniera significativa l’impegno per le comunicazioni (pari al 2,4% della spesa totale, 62 euro mensili) rispetto al 2017 (-2,5%), contrariamente a quanto accaduto lo scorso anno (+2,5%).

Si rinuncia all’abbigliamento, non a visite – La spesa per visite mediche e accertamenti periodici, in larga misura “incomprimibile”, è quella sulla quale le famiglie italiane “agiscono meno per provare a limitare l’esborso” mentre i veri tagli è quella per” abbigliamento e calzature”. Nel report, l’Istat rileva infatti che “tra quante un anno prima dell’intervista sostenevano già la spesa per visite mediche e accertamenti periodici, soltanto il 16,1% delle famiglie dichiara infatti di aver speso meno, peraltro con forti differenziazioni territoriali: il 10,1% nel Nord, il 17,9% nel Centro e il 24,1% nel Mezzogiorno. Per contro, il 6,1% delle famiglie dichiara di aver aumentato la spesa sanitaria.

Nel Mezzogiorno più risparmio – Così, mentre sulla voce carburanti il 71,8% lascia invariata la spesa contro un 25,1% che ha invece provato a limitarla, i veri risparmi di spesa delle famiglie italiane ricadono sull’abbigliamento e le calzature. L’Istat riferisce che quasi la metà (48,9%) delle famiglie che acquistavano già questi beni un anno prima dell’intervista ha infatti modificato le proprie abitudini, provando a limitare la spesa. Anche in questo caso l’Istituto rileva forti differenziazioni territoriali: si prova a risparmiare di più nel Mezzogiorno (62,7%) rispetto al Centro (47,6%) e soprattutto al Nord (40,3%). Tagli anche su viaggi e vacanze: il 39,3% delle famiglie che già sostenevano questo tipo di spese ha provato a ridurle, con un massimo del 53,9% nel Mezzogiorno.

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