Salvini? Non è un fascista, perché i fascisti hanno una visione, lui non ha neanche quella. Salvini fa il fascista eventualmente. In realtà, i suoi comportamenti assomigliano a quelli di un bullo di periferia. Se lui facesse la quinta elementare, sarebbe qualificato come un bullo”. Sono le parole del filosofo Umberto Galimberti, ospite di Tagadà (La7).

L’accademico si pronuncia anche sul successo elettorale di Salvini: “Non voglio dare dell’ignorante a nessuno, ma la scuola da 40 anni non funziona, non leggiamo e quindi non coltiviamo la nostra mente, siamo all’ultimo posto in Europa per la comprensione di un testo scritto, come attesta una relazione dell’Ocse. Tutto questo lascia intendere che l’ignoranza, proprio perché non pensa e non ragiona, si lascia affascinare dagli slogan. A questo si aggiunge il fatto che soprattutto i più giovani, vivendo nel mondo dell’informatica dove il rapporto tra domanda e risposta deve essere iper-velocizzato, finiscono col dare risposte su base emotiva. Cioè si vota non una idea o un partito o un programma, ma un leader che ci piace. Non è una novità, ma questo fatto oggi è esasperato”.

Galimberti sottolinea: “Salvini ricorre a frasi come “sono il padre di 60 milioni di italiani” o “lo dico da papà”, perché è un messaggio efficace che dà un senso di sicurezza e di protezione alla gente che ha delle insicurezze economiche. E tutte queste forme di rassicurazione fanno pensare che, se ci fosse lui al governo, i problemi sarebbero risolti. E’ la stessa ragione per cui Salvini usa il rosario, anche se non so quanto creda in Dio o nelle pratiche religiose. La verità – chiosa – è che lui ha solo bisogno di voti per fare maggioranza. I suoi slogan sono efficaci perché non sono un sillogismo. Dopo che lui ha enunciato una certa cosa, non c’è mai un ragionamento su come realizzare quella cosa. Questo non accade mai, perché il ragionamento è una cosa molto difficile per Salvini”.

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