Si chiamano Paolo Tiramani e Stefano Solaroli, hanno in comune la fede leghista e si sono aggiudicati quel po’ di notorietà che non si nega a nessuno nella nostra meravigliosa era social.

Addirittura deputato piemontese della zona di Vercelli dallo scorso anno il primo, sostenitore il secondo del candidato sindaco di Ravenna (e candidato al consiglio comunale lui stesso) i due hanno espresso la loro visione del mondo, le loro priorità politiche ma soprattutto il loro messaggio ai concittadini, e per esteso alla nazione, dimostrando una inequivocabile capacità comunicativa unita a notevoli competenze tecnico-informatiche, come è del resto obbligatorio per chi vuole fare politica in Italia: non è infatti la cultura la cosa della quale preoccuparsi.

Il primo, al quale va il plauso di essersi gettato in una lodevole e accurata ricerca nel web (mentre lavora al bene dell’Italia come si confà a chi è eletto al Parlamento), ha denunciato con forza la falsità del programma politico della sfidante di centrosinistra Maura Forte al ballottaggio per il comune di Vercelli. Tiramani propone due immagini accostate: nella prima foto la signora Forte è truccata e sorridente, e sotto di essa il vigile e accorto rappresentante del popolo ha scritto: “Quello che ti vogliono far credere”, mentre nella seconda, poco luminosa, nella quale la signora non sorride, sembra triste, non è truccata e non guarda l’obiettivo, ha scritto: “La verità”.

Un gigante dell’inchiesta, un paladino dell’attendibilità, questo Tiramani. “Non è questione di estetica – chiosa nella didascalia – la sinistra, come le sue bugie, ha le gambe corte”.

A fronte delle accuse di sessismo lui ribatte all’agenzia Ansa (è uno di quei giorni dove fare informazione inorgoglisce): “Nessun attacco sessista; ho solo voluto evidenziare, con due foto prese dal web, che chi riesce ad alterare la propria immagine riesce anche ad alterare i dati ottenuti in cinque anni di amministrazione della città”. Quando si dice gli argomenti.

Dal canto suo Stefano Solaroli, candidato leghista al Consiglio comunale e sostenitore del candidato sindaco Fabbri che domenica 9 sfiderà al ballottaggio il candidato del centrosinistra Aldo Modonesi non esibisce competenze informatico-investigative per smascherare la scorrettezza degli avversari, no. La sua è piuttosto una proposta filosofica. Dal momento che è un padre molto presente e accuditivo (infatti racconta teneramente di non poter stare molto nel suo letto perché ha bimbi piccoli), Solaroli posta su youtube un breve ma intenso video nel quale mostra la sua pistola Beretta e si augura che il video venga condiviso il più possibile: “Anche criticato, l’importante è che i pensieri siano contagiosi”.

A stretto giro dalla pubblicazione del video, date le proteste per la tranquilla esibizione di un’arma sui social, interviene in difesa del candidato addirittura il Viminale. Risulta che il video è del 2014, che la Beretta è stata venduta e che ora l’aspirante consigliere ha un’arma più piccola. Nulla nel merito del messaggio, né sull’opportunità da parte di chi si candida in una istituzione pubblica di fornire un esempio quanto meno inopportuno. Resta, angosciante, il giallo su quale siano i pensieri contagiosi.

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