La possibilità per le grandi aziende con più di mille lavoratori e che attuano un rinnovamento tecnologico di licenziare i più anziani, dando loro in cambio uno ‘scivolo‘ – a carico delle imprese – fino a 7 anni dalla pensione. Lo prevede un emendamento al decreto Crescita presentato dai relatori Raphael Raduzzi (M5s) e Giulio Centemero (Lega) nelle commissioni Bilancio e Finanze della Camera. I pre-pensionamenti verrebbero introdotti in via sperimentale per il 2019 e il 2020, sostenuti da un fondo pubblico rispettivamente di 40 e 30 milioni di euro. La misura fa parte del pacchetto presentato dalla maggioranza nelle Commissioni che ha scatenato le proteste del Pd, per il poco tempo a disposizione per esaminare le proposte di modifica. Il decreto Crescita sarà anche al centro della seconda parte del vertice di governo convocato questa sera a Palazzo Chigi, dopo il discorso del premier Giuseppe Conte. Lega e M5s, nonostante le tensioni, dovranno probabilmente riuscire a trovare la quadra anche su un punto che è stato spesso causa di scontri: il Salva-Roma.

La misura riguarda la chiusura nel 2021 della struttura commissariale che gestisce da anni tutti i debiti accumulati dalla Capitale fino al 2008, debiti arrivati a quota 12 miliardi. Secondo il M5s, questa azione non comporterebbe oneri maggiori per lo Stato e per gli italiani, anzi produrrebbe dei risparmi e risorse in più a disposizione. Tuttavia, la Lega dall’inizio ha mostrato forti dubbi sulla misura, arrivando a chiederne lo stralcioIl provvedimento era uscito ‘dimezzato‘ da un Consiglio dei ministri polemico nel mese di aprile. Venerdì scorso, dopo aver incontro la sindaca Virginia Raggi, il premier Conte aveva detto: “È una materia che possiamo decidere a Palazzo Chigi in un vertice politico“.  Alle 20 è previsto un incontro a Palazzo Chigi sullo Sblocca Cantieri, poi dalle 20.30 comincerà la discussione, a cui saranno presenti relatori dei provvedimenti e membri del governo, proprio sul dl Crescita. I due alleati di governo, dopo il monito del premier Conte, dovranno cercare di evitare un nuovo scontro e trovare la quadra sugli emendamenti che renderebbero effettiva la misura.

Scivolo nelle grandi aziende: in pensione 7 anni prima
Via i contratti di solidarietà espansiva e al loro posto il ‘contratto di espansione‘: è la novità più importante proposta dai relatori al decreto crescita. Tecnicamente, è prevista per le grandi aziende la possibilità di licenziare i lavoratori più anziani dando loro in cambio uno ‘scivolò – a carico delle imprese – fino a 7 anni dalla pensione e “commisurato” alla pensione lorda maturata al momento dell’uscita “così come determinato dall’Inps“. Le aziende potranno anche ridurre l’orario di lavoro degli altri dipendenti (che “può essere concordato, ove necessario, fino al 100%”), che potrà essere integrata da Cig e Cigs ma fino a 18 mesi anziché 24. Nel contratto andrà indicato il numero di nuove assunzioni “a tempo indeterminato” o con il “contratto di apprendistato professionalizzante”. La misura potrà essere applicata solo nell’ambito di “processi di reindustrializzazione e riorganizzazione“: le imprese che avviano uno “strutturale” sviluppo tecnologico, potranno stipulare “un contratto di espansione con il ministero del Lavoro e le associazioni sindacali” con la previsione di nuove assunzioni. Per i lavoratori che invece si trovano a non più di 7 anni dalla pensione, “il datore di lavoro riconosce per tutto il periodo e fino al raggiungimento del diritto” una indennità mensile “liquidabile in unica soluzione”.

Gli altri emendamenti: dalla tonnage tax ai minibond
Il pacchetto di modifiche presentato dai relatori nelle Commissioni va dalla tonnage tax a Campione d’Italia, passando per i mini bond e per la cessione dei crediti. L’emendamento sulla tonnage tax, cioè la tassa forfetaria per le navi superiori a 100 tonnellate, specifica che il regime agevolato si applica anche “alla quota di valore della produzione derivante dall’esercizio a bordo di navi da crociera delle attività esercitate da terzi, in base a rapporti contrattuali con l’armatore”. Con un altro emendamento si modifica l’articolo del decreto legge che prevede modifiche alla disciplina degli incentivi per gli interventi di efficienza energetica nelle zone a rischio sismico, consentendo di cedere una volta in più i crediti. La norma attuale consente ai soggetti che sostengono le spese per ristrutturare la propria casa di cedere il proprio credito d’imposta, ottenendo uno sconto sul prezzo. Con la modifica dei relatori anche il fornitore dell’intervento potrà cedere il credito ai propri fornitori di beni e servizi. Novità in arrivo anche per le imprese, con l’obiettivo di favorire l’emissione e lo sviluppo del mercato dei minibond. E’ previsto l’innalzamento dell’importo massimo garantibile a 5 milioni di euro, anche relativamente alle emissioni di minibond. Tra le proposte di modifica rientra anche l’ormai immancabile Campione d’Italia, a cui andranno 5 milioni di euro l’anno (per sempre) “per esigenze di bilancio, con priorità per le spese di funzionamento dell’ente”.

La proteste dal Pd: “Relatori non sanno spiegare norme”
All’arrivo del pacchetto di emendamenti dei relatori sono scattate, in Sala del Mappamondo a Montecitorio, le proteste del Pd, per il poco tempo a disposizione per esaminarli e per “l’assenza di spiegazioni e di relazioni tecniche” ai testi. Ripetutamente i deputati democratici, da Luigi Marattin a Maria Elena Boschi a Francesco Boccia, sono intervenuti per chiedere chiarimenti sulle norme proposte, con qualche difficoltà da parte della maggioranza. Le contestazioni proseguono anche dopo lo slittamento per il termine per presentare subemendamenti. “Se i relatori stessi non li sanno spiegare, a maggior ragione avremo bisogno noi di tempo per capirli”, ha ironizzato Boschi.

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