Ha conosciuto un ragazzo in discoteca, si è fidata di lui tanto da uscire fuori dal locale, ma non poteva sapere che quell’uomo, in pochi minuti, si sarebbe trasformato in uno dei membri del gruppo che l’ha stuprata. Così la serata al Factory, noto club romano vicino allo Statio Olimpico, di una studente 21enne di origine etiope si è trasformata in un incubo.

La caccia ai violentatori è scattata intorno alle 4 nella notte tra sabato e domenica, quando la giovane è rientrata nella discoteca in lacrime e ha detto ai gestori di essere stata violentata da un gruppo di tre uomini appena fuori il locale. Sul posto sono subito intervenuti la Squadra Mobile e il 118 che ha portato la studentessa in ospedale dove le sono state trovate tracce di violenza sul corpo. Così, il procuratore aggiunto Maria Monteleone ha aperto un fascicolo per violenza sessuale di gruppo.

La ragazza, in Italia ormai da 15 anni, era arrivata nel locale tra lo stadio e Ponte Milvio insieme a degli amici. Lì conosce il ragazzo che di lì a poco diventerà il suo aguzzino. Parlano un po’, poi decidono di uscire insieme dal locale. Ma appena fuori, il giovane ha chiamato altri due amici e tutti insieme hanno aggredito e abusato della ragazza dopo averla portata in uno sgabuzzino attiguo alla discoteca. Dopo le botte e la violenza sessuale, i tre si danno alla fuga, lasciandola nella rimessa.

Nella zona dove è avvenuto lo stupro non ci sarebbero telecamere e questo complica il lavoro degli inquirenti che stanno cercando di risalire all’identità degli aggressori. Gli investigatori stanno però vagliando le registrazioni dei circuiti di videosorveglianza ad ampio raggio che potrebbero aver ripreso i tre negli istanti successivi all’aggressione. Ascoltati in queste ore anche gli amici della ragazza che potrebbero fornire elementi utili per risalire ai tre.

A parlare, intanto, è la titolare della discoteca che ripercorre gli attimi immediatamente successivi allo stupro: “La ragazza è stata stuprata fuori – ha dichiarato -, quando è rientrata in lacrime io e mio fratello l’abbiamo soccorsa. Piangeva disperata, non riusciva a parlare. L’abbiamo fatta sedere e le abbiamo dato un bicchiere d’acqua prima di chiamare 118 e polizia”, ha dichiarato all’Adnkronos. “Dispiace che ogni volta si parli di discoteche sia per questi episodi – continua la donna – questo è un locale dove entrano anche 600 persone, lo gestisco con mia madre e mio fratello, abbiamo 47 persone segnate che lavorano qui. Sono madre di quattro figli, sono molto scossa per quella ragazza, però ogni volta che accade qualcosa anche fuori, è successo anche in passato, si fa il nome del locale. É sempre fumo nero negli occhi, sempre tutto un parlare negativo”.

Il locale, uno dei più conosciuti di Roma nord perché meta dei ragazzi “bene” della capitale, era già stato chiuso per tre giorni ad aprile per il mancato rispetto degli orari e per motivi di ordine pubblico legati ad alcune liti avvenute fuori dalla discoteca.

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