Nei giorni in cui arresti e indagini per corruzioni varie si susseguono, l’Onu promuove il nostro paese per la lotta a uno dei reati crea più danni all’economia. Il secondo rapporto sul nostro paese “riconosce i progressi fatti ed è una pagella che promuove l’Italia in un settore delicato” dice il ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi: “Ci stiamo muovendo in una logica di sistema”. In cui ministero della Giustizia, quello degli Esteri, l’Anac e altre amministrazioni pubbliche “hanno permesso di svolgere un lavoro estremamente importante, che troviamo riconosciuto anche nel rapporto”.

Anche l’Anticorruzione festeggia un passo avanti atteso da tempo. “Nel contrasto all’illegalità e alla corruzione il paese riesce a fare squadra. Questa azione di sistema si sta avvertendo nell’immagine esterna, dove sono stati superati gli stereotipi. Oggi possiamo dire con orgoglio che l’Italia è il paese dell’antimafia e della anticorruzione” ha detto il presidente dell’Anac Raffaele Cantone. Cantone ha rilevato che la commissione di valutazione “ha espresso significativo apprezzamento per il cammino di riforme intraprese, soprattutto nella prevenzione della corruzione, e un impulso positivo è stato dato anche dall’Anac nei cinque anni della sua esistenza”. È stata creata una “visione alternativa al controllo, con piani di prevenzione adottati da tutta la pubblica amministrazione ed il modello italiano è diventato riconoscibile e spendibile all’estero, grazie anche al ruolo delle ambasciate”. Ed anche “sulla trasparenza e la vigilanza degli appalti la legislazione italiana è all’avanguardia”. Allo stesso tempo, ha sottolineato Cantone, “la nostra azione sulla prevenzione non può limitarsi a prendere atto dei risultati lusinghieri, perché troppo spesso il nostro paese è sembrato vicino a raggiungere obiettivi nella lotta alla criminalità e alla mafia, ma poi ci sono state interruzioni a questa lotta”. 

Dall’organismo internazionale viene riconosciuta al nostro paese l’istituzione di un sistema per una “maggiore trasparenza nel finanziamento” per i candidati alle elezioni e “dei partiti politici”. Questo perché si è superato il finanziamento pubblico. “L’Italia – si legge nel rapporto – affronta i conflitti di interesse nella pubblica amministrazione e nel governo dichiarando per legge” chi è ineleggibile e incompatibile e “includendo il codice di condotta generale” per i funzionari pubblici. Nel rapporto viene ricordata l’esistenza “di un quadro costituzionale, giuridico e normativo che affronta tutte le disposizioni di prevenzione della Convenzione. Ed esse stabiliscono programmi o misure per funzionari pubblici che tuttavia, non sempre si applicano interamente a tutta la pubblica amministrazione come definito dalla Convenzione stessa”. Contemporaneamente nel rapporto si riconosce l’importanza della legge anticorruzione e che il nostro paese abbia intrapreso “una serie di passi per promuovere la trasparenza generale a livello governativo e l’utilizzo di dati aperti, come quelli sulla trasparenza sulle informazioni che riguardano gli appalti“. Un altro riconoscimento arriva dall’adozione, come si legge nel rapporto, di misure “per aiutare a prevenire la corruzione che coinvolge il settore privato attraverso programmi di collaborazione con Confindustria che ha adottato un codice etico”.  Viene anche ricordata la legge antiriciclaggio. Tra i successi e le buone pratiche la designazione per ogni società controllata dallo Stato del responsabile per la prevenzione della corruzione.

Passi avanti ma anche raccomandazioni per il futuro, due in particolare: come monitorare l’impatto della transizione dal finanziamento pubblico a quello privato di partiti e candidati, perché nel caso fossero resi “più vulnerabili al lobbismo” a influenze esterne si possano “intraprendere azioni correttive secondo la necessità”. Ma anche stabilire codici di condotta generali applicabili a tutti i funzionari pubblici compresi i membri del Parlamento. All’Italia si chiede di integrare questi codici anche con “programmi educativi e di consulenza” e per garantire che tutte le agenzie e amministrazioni pubbliche adottino completamente specifici codici di condotta. Al nostro paese si chiede anche di considerare ulteriormente la questione dei magistrati che scendono in politica tenendo conto dei “principi fondamentali di indipendenza e imparzialità della magistratura”.

La Convenzione anticorruzione dell’Onu firmata nel 2003, ricorda Moavero, “è uno strumento che obiettivamente ha cambiato la prospettiva” dalla quale si guarda al fenomeno della corruzione, “vista come una piaga sempre più transnazionale” e “un elemento che accompagna la globalizzazione”. In Italia, “il fenomeno corruttivo esiste e in certe fasi ha avuto un’espansione inaccettabile” ma se “è facile rovinare la reputazione di un Paese – conclude il ministro – quando si vede che viene riconosciuto un passo avanti, bisogna esserne fieri”. “La lotta alla corruzione deve essere una sfida prioritaria in ottica sovranazionale e multisettoriale, e armonizzare le leggi nazionali è una necessità”. In quest’ottica, “la convenzione dell’Uncac (Onu) è un baluardo a cui si appoggiano tutti gli stati” ha aggiunto il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che ha sottolineato come il rapporto dell’Onu, tra le altre cose, “fa valutazioni ampiamente positive in materia di confisca e recupero dei beni illeciti, su cui l’Italia assicura un’ampia, efficace e adeguata assistenza ai paesi che hanno aderito all’Uncac”. E poi sono stati fatti “passi avanti nell’inasprimento delle pene nei reati nella pubblica amministrazione e nella trasparenza negli apparati pubblici”. Il ministro ha anche ricordato che nel 2018 il nostro paese ha guadagnato molte posizioni nella classifica di Trasparency sulla corruzione percepita, passando dal 69esimo al 53esimo posto. “Ma molti sforzi sono ancora da fare, abbassare la guardia sarebbe fatale”, ha avvertito, assicurando che “le valutazioni di organismi esterni vengono affrontate con serietà”.