La nave Sea Watch III con a bordo 47 persone ha raggiunto Lampedusa e si trova alla fonda a meno di un miglio dal porto. La nave della ong tedesca, bloccata per  più di 36 ore al largo dell’isola, è stata autorizzata a gettare l’ancora in un punto indicato dalle autorità, ma al momento non può entrare in porto. “Siamo alla fonda a ridosso di Lampedusa – conferma la portavoce di Sea Watch Giorgia Linardi – la nave è stata avvicinata da una motovedetta della Guardia di finanza che ci ha chiesto quali fossero le intenzioni del comandante. Abbiamo ribadito che si tratta di ragioni umanitarie, viste le condizioni meteo, con un’onda di tre metri con vento in aumento, e le condizioni psicofisiche delle persone a bordo”. Secondo uno dei membri del team medico a bordo, “alcune delle persone parlano di suicidio“. Fonti del ministero dell’Interno hanno ribadito la chiusura dei porti: “Se qualcuno è contrario lo dica”. Il vicepremier Luigi Di Maio, arrivando a un comizio a Reggio Emilia, ha dichiarato: “Sto sentendo il presidente del Consiglio su questo”.

Nelle scorse ore sono state fatte scendere 18 persone su 65: il gruppo era stato salvato da un naufragio al largo della Libia il 15 maggio scorso. Il Viminale ha autorizzato il 17 maggio che alcuni soggetti ritenuti tra i più deboli sbarcassero. “Siamo molto preoccupati”, ha scritto l’associazione su Twitter rilanciando il video di Karol, uno dei medici, “perché chi è rimasto a bordo è in una condizione psicologica negativa: si sentono privi di valore, come se a nessuno importasse di loro. Una situazione che, assieme al mal di mare e all’assenza di speranza e prospettive sta rendendo le persone davvero vulnerabili”. “Alcuni di loro dicono di voler autoinfliggere delle ferite o addirittura suicidarsi pur di far finire questa situazione. Dal punto di vista medico la situazione non è affatto buona, stiamo mantenendo un equilibrio molto fragile e precario in questo momento”.

Il ministro dell’Interno Matteo Salvini, ha però ribadito il divieto: “Abbiamo fatto sbarcare malati e bambini, ma resta il divieto assoluto alla Sea Watch3 di entrare nelle nostre acque territoriali. Non cambiamo idea: porti chiusi per chi non rispetta le leggi, mette in pericolo delle vite, minaccia. Una ong, peraltro straniera, non può decidere chi entra in Italia”. Dal Viminale hanno confermato la posizione: “Il ministero dell’Interno non cambia idea e non autorizza lo sbarco, se qualcuno non è d’accordo si prende la responsabilità pubblica di dirlo e di autorizzarlo”. La Sea Watch, dicono le fonti, è considerata “non inoffensiva”, anche in base “a quelle stesse convenzioni internazionali che vengono spesso invocate, anche a sproposito”. “Sono complici dei trafficanti – concludono dal Viminale – abbiamo buoni motivi per pensarlo e per dirlo”.

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