OnePlus ha annunciato la disponibilità del nuovo smartphone OnePlus 7 Pro, che sarà in vendita da martedì 21 maggio in tutta Italia e in anteprima il 18 maggio in un punto vendita di Roma. Gli allestimenti previsto sono tre: OnePlus 7 Pro nella colorazione Mirror Gray, costerà 709 euro nella versione con 6 GB di memoria RAM e 128 GB di spazio di archiviazione, oppure 759 euro con 8 GB di RAM e 256 GB di memoria interna. Chi preferisce il colore Nebula Blue potrà acquistare per 759 euro la versione con 8 GB di RAM e 256 GB di spazio di archiviazione, oppure per 829 euro la versione con 12 GB di RAM e 256 GB di memoria. Infine, l’unico modello con colorazione Almond costa 759 euro e offre 8 GB di RAM e 256 GB memoria interna. Quest’ultima versione arriverà più tardi della altre, nel mese di giugno.

In questo articolo vi proponiamo la prova in anteprima dell’allestimento Nebula Blu da 829 euro. I prezzi non sono certo a buon mercato, ma è da considera che la variante Pro di cui si parla sancisce per OnePlus l’ingresso nell’area degli smartphone di fascia alta, come Huawei P30 Pro e Samsung Galaxy S10+, con prezzi rispettivamente di 999 e 1.029 euro.

In quest’ottica il OnePlus 7 Pro è il più veloce in termini di prestazioni pure, e offre (a minor prezzo) quello che è lecito attendersi da un top di gamma per quanto riguarda schermo, comparto fotografico e qualità costruttiva. Tuttavia, qualcuno potrebbe non gradire la mancanza della presa jack per le cuffie, che obbliga a usare cuffie wireless, e l’impossibilità di espandere lo spazio di archiviazione mediante schedine microSD. In altre parole, è bene prestare molta attenzione all’allestimento che si sceglie. In più l’autonomia non è strabiliante.

Design e qualità costruttiva

Il rivestimento del OnePlus 7 Pro è realizzato in vetro e metallo. Il modulo fotografico posteriore ha una sporgenza decisamente trascurabile e la cura al dettaglio di alto livello è denotata dall’integrazione della capsula auricolare nel sottilissimo bordo superiore, che è privo del notch (la fascia nella parte superiore dello schermo che nei modelli meno avanzati nasconde la fotocamera frontale).

La fotocamera è a scomparsa, con un meccanismo che ci è parso solido durante i test rispetto, ad esempio, a quello dell’Oppo Reno che tratteneva la polvere. In più, nel caso del OnePlus la “slitta” integra solo la fotocamera anteriore e non il flash per il modulo fotografico posteriore, quindi non bisogna aspettare quando si vogliono scattare foto in notturna. Da apprezzare il fatto che è stata predisposta una tecnologia che fa rientrare automaticamente la fotocamera a scomparsa in caso di caduta accidentale dello smartphone. Non abbiamo avuto il coraggio di testarla per ovvii motivi. Inoltre il 7 Pro è resistente ad acqua e polvere, ma non possiede ufficialmente la certificazione IP.

Sul fronte dell’usabilità è da dire che questo smartphone è difficile da usare con una sola mano. Buona l’idea di inserire nella confezione una cover in silicone trasparente, per ovviare al fatto che il rivestimento è scivoloso (come capita spesso quand’è realizzato in vetro).

Promosso il comparto audio che, nella riproduzione dei contenuti multimediali, può contare su un effetto stereo dato dalla combinazione tra l’altoparlante di sistema e la capsula auricolare di cui si parlava sopra. Il volume è elevato, la qualità convincente. La connettività comprende Bluetooth 5.0, Wi-Fi dual-band, NFC, e USB-C. Manca la presa jack per le cuffie.

Comparto fotografico

OnePlus 7 Pro ha in dotazione una tripla fotocamera posteriore in linea con la tendenza dominante tra gli smartphone di fascia alta. Ci sono un sensore principale da 48 Megapixel con stabilizzazione ottica dell’immagine, un secondo sensore da 16 Megapixel grandangolare a un terzo teleobiettivo da 8 Megapixel, che abilita uno zoom ottico a 3X. Questa configurazione offre una grande versatilità d’uso. Il sensore principale scatta fotografie soddisfacenti sia in diurna che in notturna. In quest’ultimo caso, funziona molto bene la modalità apposita, anche se non fa i miracoli visti sui Pixel o sul P30 Pro di Huawei. Il sensore grandangolare è sempre divertente da utilizzare, anche se soffre un po’ di più con poca luce.

 

Lo zoom ottico a 3X mantiene il livello di dettaglio, e la possibilità di spingersi sino a 10X con il sistema ibrido rappresenta un plus di cui tenere conto, anche se il livello di dettaglio cala inevitabilmente, soprattutto in notturna. In generale, rispetto alla generazione precedente, il salto di qualità a livello fotografico è stato netto.

Discorso analogo per quanto riguarda i video, che possono essere registrati sino alla risoluzione 4K a 60 fotogrammi al secondo: buoni in diurna, decisamente migliorati in notturna. Purtroppo, non è presente la valida stabilizzazione elettronica dei Pixel, quindi le riprese in movimento risultano un po’ troppo traballanti. Apprezzabili anche gli scatti realizzati dal sensore anteriore da 16 Megapixel, inclusa la modalità ritratto.

Prestazioni

La dotazione si basa sul processore Snapdragon 855 abbinato, in questa versione, a 12 Gigabyte di memoria RAM. Onnipresente su tutti i nuovi modelli l’ottimizzazione software che esaltare Android (in versione 9) senza appesantirlo. Rilevante l’integrazione di un sistema di raffreddamento a liquido composto da 10 strati che, sulla carta, dovrebbe consentire al processore di offrire il 45% in più in termini di efficienza e prestazioni rispetto alla generazione precedente.

Al di là dei numeri, durante i test non abbiamo mai visto incertezze, rallentamenti o indecisioni, anche quando abbiamo provato a metterlo sotto torchio. Il raffreddamento a liquido ha dimostrato di lavorare a dovere, non facendo mai percepire calore attraverso il rivestimento, anche dopo lunghe sessioni di gioco. A questo proposito, da notare l’implementazione di un nuovo feedback aptico, che aumenta la sensazione di immersività. Si tratta delle reazioni fisiche dello smartphone associate a particolari azioni, come ad esempio la vibrazione quando si seleziona un pulsante virtuale.

Per quanto riguarda i 12 Gigabyte di memoria RAM occorre qualche precisazione. Sulla carta possono sembrare più una prova di forza che una reale necessità, ma c’è un’utilità. Ad esempio, è grazie a questa dotazione che è stato possibile ottenere una frequenza di aggiornamento dello schermo di 90 Hz. Questo dato, comunemente chiamato “refresh rate“, indica in numero di volte al secondo con cui viene aggiornata l’immagine sullo schermo. Ad esempio, se un monitor ha una frequenza di aggiornamento di 60 Hz, significa che l’immagine viene aggiornata 60 volte al secondo, più che sufficiente per rendere invisibile all’occhio umano il passaggio da un’immagine alla successiva. Nei videogiochi capitano spesso sequenze video molto veloci, e per fare che risultino fluide sono necessari refresh rate alti. 90 Hz è un valore che si trova raramente sugli smartphone.

L’altro particolare che può sfuggire a un occhio inesperto è che il supporto di archiviazione interno è conforme allo standard UFS 3.0 che ne garantisce alta velocità nel trasferimento dati: è la prima volta che è presente su uno smartphone.

Schermo

Lo schermo è un modello che l’azienda cinese ha denominato “Fluid AMOLED”, caratterizzato da una diagonale da 6,67 pollici, risoluzione di 1.440 x 3.120 pixel e supporto allo standard HDR10+. Fluid AMOLED significa che la frequenza di aggiornamento varia fra 90 e 60 Hz a seconda delle app che si usano; HDR10+ è un formato video che dovrebbe garantire una perfetta riproduzione dei colori per visualizzare immagini il più realistiche possibile.

Durante le prove questo schermo ha convinto: la luminosità è buona così come la visibilità all’aperto (grazie anche all’efficace trattamento olefobico del vetro anteriore); gli angoli di visuale sono ampi. La resa cromatica è fedele, e può essere personalizzata via software nel caso in cui si prediligano colori più saturi. I bordi sono molto sottili e curvi, ma non si verifica il fenomeno dei tocchi involontari sul pannello. Il sensore per le impronte digitali è integrato nello schermo, riconosce l’impronta al primo colpo e sblocca il sistema rapidamente.

Come sempre abbiamo apprezzato la funzionalità Always-On, che visualizza orario e notifiche di app anche quando lo schermo è spento.

Autonomia

La durata della batteria non è strabiliante. Nonostante sia installata una batteria da 4.000 milli Ampere per ora, con il nostro utilizzo tipico (misto tra LTE e Wi-Fi, due account mail attivi, centinaia di notifiche dai social e app di messaggistica istantanea, oltre 2 ore di telefonate), siamo riusciti a lavorare per 17 ore. Ci aspettiamo dei miglioramenti con l’aggiornamento del firmware. Supportata la ricarica rapida con il caricabatterie apposito incluso nella confezione.