Dopo le prime impressioni d’uso possiamo svelare l’esito della prova completa del Pixel 3a XL, lo smartphone di fascia media di Google che arriverà in Italia al prezzo di 479 euro. È proprio la quotazione di listino l’unico vero punto debole di un prodotto che ha convinto per prestazioni e autonomia e soddisfatto per qualità fotografica, considerato che si parla di un medio gamma. Il prezzo è di per sé in linea con quanto offerto, ma considerato che parliamo con un prodotto di fascia media, finisce per competere con dispositivi come il Mi 9 di Xiaomi, che offre però un processore più avanzato (lo Snapdragon 855 contro lo Snapdragon 670 del Pixel 3a XL).

Il Pixel 3a XL però ha un asso nella manica da non sottovalutare: l’ottimizzazione software, che è in grado ormai di fare la differenza, al netto di un miglioramento generale degli smartphone da un punto di vista hardware. È proprio grazie a questo “dettaglio” se l’ingresso di Google nella fascia media del mercato è positivo e, alla fin fine, vale la pena prendere in considerazione il Pixel 3a XL se si è alla ricerca di un prodotto con un buon comparto fotografico, prestazioni di alto livello e il supporto software garantito nel tempo, senza voler spendere cifre da top di gamma.

Schermo ed ergonomia

Partendo dall’analisi estetica, il Pixel 3a XL è rivestito in policarbonato, un materiale che sta quasi scomparendo dal settore smartphone, a favore di soluzioni più raffinate. Andando contro tendenza, promuoviamo questa idea perché lo smartphone risulta meno scivoloso del vetro e probabilmente meno soggetto a rotture in caso di urti o cadute accidentali. L’effetto collaterale è che non restituisce al tatto una sensazione “premium”, nonostante sia un prodotto solido e ben costruito.

Dalla nostra esperienza d’uso concludiamo che è piacevole da maneggiare, si riesce a usare con una sola mano, e il differente trattamento della parte posteriore (che combina parti lucide ad altre satinate) favorisce una presa salda. Frontalmente il design è un po’ anonimo, con le cornici superiore e inferiore pronunciate, in compenso non c’è l’osteggiato notch, ossia la fascia nella parte superiore dello schermo che nasconde la fotocamera. Questo permette di fruire dello spazio di visualizzazione nella sua interezza, senza le bande necessarie con il notch. Oltre alla variante cromatica nera, oggetto della prova, ne esiste anche una bianca che è  decisamente più particolare.

Lo schermo è un pannello OLED, che di solito si trova sui prodotti di fascia più alta. Ha una diagonale utile di 6 pollici, una risoluzione di 1.080 x 2.160 pixel e un rapporto di forma in 18:9. Offre un’esperienza visiva buona, con resa cromatica e angoli di visuale convincenti e una luminosità non altissima. Quest’ultimo dettaglio potrebbe creare qualche grattacapo all’aperto nelle giornate molto soleggiate.

Non manca la funzionalità Always-on Display, utile per visualizzare una serie di informazioni sullo schermo (orario, meteo, notifiche, telefonate perse e altro) anche quando lo smartphone è in stand-by.

Prestazioni e ottimizzazione software

La dotazione centrale è affidata al processore Snapdragon 670, al posto del quale sarebbe stato logico attendersi un più nuovo Snapdragon della serie 710, come ad esempio il 712 visto a bordo dello Xiaomi Mi 9 SE. Le prove dei fatti hanno dimostrato che la scelta di Google è stata oculata. Grazie all’ottimizzazione software e alla presenza di 4 GB di memoria RAM, il processore non ha limitato le prestazioni. Nei test abbiamo constatato che il sistema è sempre fluido, non ha difficoltà nella gestione del multitasking (ossia nell’uso di più applicazioni in contemporanea) e in generale non presenta incertezze.

Lo stesso vale per la grafica Adreno 615, che non è un mostro di potenza, ma ha permesso comunque di fruire con soddisfazione dei principali titoli videoludici presenti sul Play Store. Inoltre, la dissipazione del calore si è dimostrata efficiente: anche quando svolge attività impegnative, lo smartphone fa percepire raramente calore al centro del rivestimento posteriore.

Altro dato positivo riguarda l’autonomia, considerate le dimensioni dello schermo e la batteria da 3.700 mAh. Con il nostro uso tipico (misto tra LTE e Wi-Fi, due account mail attivi, centinaia di notifiche dai social e app di messaggistica istantanea, oltre 2 ore di telefonate), ci ha permesso di lavorare 23 ore lontano dalla presa elettrica. Tenendo lo schermo sempre acceso abbiamo invece registrato un’autonomia di oltre 7 ore, avanzando il 31% di carica residua. Sono risultati notevoli.

Ciliegina sulla torta, c’è la ricarica rapida a 18W – con caricabatterie apposito incluso in confezione. Nulla da eccepire nemmeno sul fronte della connettività, che include Bluetooth 5.0, Wi-Fi dual-band, presa jack per le cuffie e porta USB-C. Come d’abitudine di Google, purtroppo non si può espandere lo spazio di archiviazione, che è di 64 Gigabyte.

Qualità fotografica

L’ottimizzazione software fa la differenza anche in ambito fotografico, da premiare, considerata la fascia di prezzo. Il sensore posteriore è da 12 Megapixel, e grazie agli algoritmi di intelligenza artificiale di cui dispone realizza immagini che sorprendono positivamente, soprattutto in notturna con la modalità Notte.

A convincere maggiormente è la resa cromatica, fedele e meno satura rispetto all’approccio della concorrenza. Il livello di dettaglio è buono anche con poca luce ambientale, e questo vale anche per la fotocamera anteriore da 8 Megapixel, che scatta foto di buon livello in modalità ritratto con effetti bokeh (il fondo sfocato).

Molto interessante anche la stabilizzazione elettronica dei video, che permette al Pixel 3a XL di registrare video fino alla risoluzione 4K a 30 frame per secondo, oppure in Full HD a 60 frame per secondo. Per farvi un’idea precisa, guardate il video inserito qui sopra: è stato realizzato a 1.080p a 60 frame per secondo, completamente a mano libera. Il livello di dettaglio è buono ma non fa gridare al miracolo, anche perché cala drasticamente in notturna.

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