Matteo Salvini e Luigi Di Maio farebbero bene a leggere attentamente l’ultimo decreto di papa Francesco sugli abusi. E sarebbe utilissimo che lo leggesse anche il premier Conte, che ha un legame particolare con padre Pio e dunque dovrebbe interessarsi alla sorte degli umili.

Il documento papale mette finalmente la Chiesa sui binari giusti. L’Avvenire, il giornale dei vescovi, ha titolato efficacemente: “Uno sportello in ogni diocesi”. E’ quello che per quasi dieci anni la Conferenza episcopale italiana (come il 90 per cento delle diocesi del mondo) si è rifiutata di fare. Soltanto l’anno scorso, sotto la guida del cardinale Gualtieri Bassetti, la Cei ha istituito un Servizio nazionale di prevenzione e in questi mesi sta organizzando la rete dei servizi regionali. Vedremo se saranno messi in piedi questi sportelli perché senza strutture permanenti e visibili di ascolto le vittime non saranno incoraggiate a denunciare i criminali, che hanno abusato di loro.

Il decreto di Francesco è fondamentale perché obbliga le conferenze episcopali di tutto il mondo a mettersi in regola entro dodici mesi. I cardini della svolta sono molteplici. L’obbligo di denuncia al vescovo di qualsiasi abuso attuato ai danni di minori e “persone vulnerabili”. Vale anche per ogni costrizione che tramite violenza, minaccia o abuso di autorità, porti qualsiasi individuo a “compiere o subire atti sessuali”. Quindi per essere precisi: è delitto anche spingere adulti ad atti sessuali servendosi del potere clericale sulle coscienze. E’ quello, per intenderci che hanno fatto alcuni cardinali come Mc Carrick in America oppure O’Brien in Scozia (entrambi espulsi dal collegio cardinalizio da Francesco), quando si sono portati a letto seminaristi o preti maggiorenni. Ed è quello che hanno fatto centinaia, se non migliaia, di preti e vescovi ai danni di suore in varie parti del mondo.

E’ un colpo preciso all’atteggiamento di omertà largamente diffuso nel mondo ecclesiastico. Il decreto – ed è altrettanto importante – sottolinea che al denunciante “non può essere imposto alcun vincolo di silenzio riguardo al contenuto” della denuncia. Una rivoluzione copernicana rispetto all’obbligo del silenzio imposto solennemente in passato.

Altro elemento cruciale è quello di avere stabilito procedure precise anche nei confronti di qualsiasi vescovo e patriarca (i cardinali sono tutti vescovi) colpevole di abusi o di insabbiamenti. E’ stato anche stabilito che il denunciante ha diritto di essere informato dell’esito del processo.

Ci sarà da tornare su tutta la materia perché molto resta ancora da fare per rendere organica la repressione degli abusi e la loro individuazione all’interno della Chiesa. Ma per Conte, Di Maio e Salvini è di diretta rilevanza l’articolo finale del decreto: l’articolo 19. E’ intitolato “Osservanza delle leggi statali”. E recita: “Le presenti norme si applicano senza pregiudizio dei diritti e degli obblighi stabiliti in ogni luogo dalle leggi statali, particolarmente quelli riguardanti eventuali obblighi di segnalazione alle autorità civili competenti”.

Le associazioni internazionali delle vittime hanno fatto notare che il Vaticano dovrebbe imporre in tutto il mondo cattolico la regola che i crimini si denunciano alla polizia e alla magistratura. In Vaticano, ufficiosamente, fanno notare che ci sono paesi corrotti e non democratici in cui denunce anche false potrebbero portare ad eliminare dalla scena preti o vescovi scomodi. E’ un’osservazione su cui riflettere. Ma non può essere in nessun caso un alibi per non applicare negli Stati democratici la regola ferrea che i vescovi informati debbano denunciare alle autorità civili gli abusi compiuti dal clero. Esistono norme in tal senso negli Stati Uniti e in Francia.

Non c’è nessun motivo perché governo e Parlamento italiano non si dotino di una identica legge, che menzioni esplicitamente la responsabilità dell’autorità ecclesiastica. Salvini, che ci tiene tanto alla sovranità italiana, batta un colpo. Di Maio, che tanto parla di trasparenza, proponga questa norma di elementare civiltà. E il premier Conte, così legato a padre Pio anche per ragioni familiari, porti in Consiglio dei ministri un decreto a protezione degli umili abusati.

Certo, sarebbe un segno di risveglio se il Partito radicale, ispirandosi al coraggio di Pannella, e le comunità di base cristiane, che tante volte hanno preso la parola per denunciare il prepotere clericale, portassero in Parlamento una legge di iniziativa popolare per attuare in Italia la regola dell’obbligo di denuncia sui crimini dei preti predatori.

Gli uomini di governo e i parlamentari distratti possono andare a leggersi il Fatto Quotidiano di domenica scorsa. Parla del prete Giovanni Trotta, che fu processato e condannato dal Sant’Uffizio per abusi e spretato. Ma il Vaticano suggerì al vescovo locale di non dire nulla per non turbare i fedeli. Con il risultato che Trotta ha continuato a portare la tonaca e ad allenare una squadra di calcio di ragazzi. Risultato: altri dieci bambini abusati (e una condanna in appello a Bari a 20 anni di carcere).

Ci fosse stata una norma, che obblighi i vescovi alla denuncia, non sarebbe successo. Perciò non ci sono più alibi. Tocca all’Italia darsi le giuste leggi.