La Svezia ha deciso di riaprire le indagini su Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, accusato di stupro e molestie sessuali nei confronti di una donna. L’indagine era stata interrotta nel 2017, data l’impossibilità di ascoltare Assange, allora rifugiato nell’ambasciata dell‘Ecuador a Londra. La situazione è cambiata a inizio aprile, quando l’uomo è stato espulso dall’ambasciata ecuadoregna con l’accusa di aver “provato a creare un centro di spionaggio dentro l’ambasciata”. Appena revocato l’asilo politico, Assange è stato arrestato dalle autorità britanniche e successivamente condannato a 50 settimane di reclusione per una violazione dei termini della libertà provvisoria risalente al 2012. Visto il cambiamento di circostanze, la viceprocuratrice svedese Eva-Marie Persson ha annunciato oggi di poter riaprire le indagini e approfondire il caso.

La questione adesso rischia di passare sul piano diplomatico. La Svezia infatti potrebbe entrare in competizione con gli Stati Uniti per ottenere l’estradizione di Assange. L’uomo infatti è accusato dalle corti americane di avere pubblicato, nel 2010, materiale militare e diplomatico secretato. In particolare, attraverso la piattaforma internet Wikileaks, avrebbe diffuso diversi documenti imbarazzanti per il Pentagono e altre situazioni americane, inclusi alcuni rapporti che sostengono sospetti crimini di guerra commessi dalle truppe statunitensi in Iraq e in Afghanistan. Gli Usa lo accusano anche di complicità in pirateria informatica con la talpa Chelsea Manning, ex militare statunitense condannata, e poi graziata, per aver rubato decine di migliaia documenti militari riservati, di cui alcuni top secret.