La ricchezza delle famiglie italiane nel 2017 ha toccato i 9.742 miliardi, dai 9.333 di dieci anni prima, superando a livello pro capite quella detenuta dai tedeschi. Le case valgono oltre 5.200 miliardi, il 49% del totale, percentuale in calo rispetto al massimo raggiunto nel 2011 (54%, pari a quasi 5.700 miliardi) per effetto della discesa dei prezzi sul mercato immobiliare. Lo rileva la nuova pubblicazione congiunta Banca d’Italia-Istat La ricchezza delle famiglie e delle società non finanziarie italiane, che per quanto riguarda le famiglie conferma i dati già diffusi da via Nazionale lo scorso novembre. Il rapporto riassume l’andamento della ricchezza dal 2005 al 2017, quando è salita a 8,4 volte il reddito disponibile al lordo degli ammortamenti.

“Secondo i dati dell’Ocse questo rapporto è più alto di quello relativo alle famiglie francesi, inglesi e canadesi” anche se “nel periodo il divario si è notevolmente ridotto”, spiega la pubblicazione. “Il livello elevato di quest’indicatore nel confronto internazionale è amplificato dal ristagno ventennale dei redditi delle famiglie italiane. Alla fine del 2017 il valore della ricchezza pro capite delle famiglie italiane si è collocato leggermente al di sopra di quello delle famiglie tedesche”.

Le abitazioni costituivano circa la metà della ricchezza lorda delle famiglie. Dal lato finanziario, il risparmio gestito (quote di fondi comuni, riserve tecniche assicurative e fondi pensione) è stato pari al 14% della ricchezza lorda, seguito dai depositi (13%) e dalle azioni e partecipazioni (10%). Tra il 2005 e il 2011 il peso delle abitazioni sul totale delle attività era salito dal 47% al 54% per poi ridursi negli anni successivi sino al 49% nel 2017. La tendenza alla discesa dei prezzi sul mercato immobiliare residenziale, in atto dal 2012, ha determinato una riduzione del valore medio delle abitazioni e la conseguente contrazione del valore della ricchezza abitativa, sottolinea il rapporto. La quota complessiva delle attività non finanziarie sul totale della ricchezza lorda di conseguenza è salita dal 57% al 65% dal 2005 al 2011 ed è scesa negli anni seguenti, anche per effetto dell’aumento del valore delle attività finanziarie. All’interno del portafoglio finanziario si è registrato un aumento del peso sulle attività dei depositi (dal 10% al 13%) mentre si è ridotto il peso di azioni e altre partecipazioni (dal 12% al 10%) e, in misura maggiore, dei titoli (dall’8% al 3%).

Tra fine 2016 e fine 2017 la ricchezza netta valutata ai valori correnti è aumentata di 98 miliardi (+1%), dopo aver registrato riduzioni nel triennio precedente. L’incremento riflette l’aumento delle attività finanziarie per 156 miliardi (+3,7%), che ha ampiamente compensato la riduzione di 45 miliardi (-0,7%) delle attività reali, in diminuzione dal 2012, e l’aumento delle passività finanziarie di 13 miliardi (+1,4%). La variazione delle attività finanziarie ha beneficiato prevalentemente dei guadagni in conto capitale: il contributo alla crescita delle attività finanziarie dei guadagni in conto capitale è stato pari al 2,6% mentre l’acquisizione di nuove attività finanziarie ha concorso per lo 1,1%.

“Il totale delle passività delle famiglie”, cioè i debiti, “è stato pari a 926 miliardi di euro, un ammontare inferiore, in rapporto al reddito, rispetto agli altri paesi”.

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