Nell’imminenza dell’apertura del Salone Internazionale del Libro (9 maggio), il direttore Nicola Lagioia e il Comitato di indirizzo non potevano che accettare di ospitare la casa editrice Altaforte regolarmente iscritta alla manifestazione, e senza che finora nessuno abbia posto veti o contestato alcunché. Contro ogni logica e contro la legge ora non possono non ammettere chi è già iscritto e per giunta ha pagato lo spazio messo a disposizione per tutti gli editori italiani. “No, tu no” non vale mai, tanto più in una situazione delicata come questa, dove è evidente che al di là dell’aspetto formale è in gioco una questione politica che riguarda il nostro ministro dell’Interno, autore del libro pubblicato dalla casa editrice oggetto delle polemiche e vicina a Casapound.

Già il fatto che Matteo Salvini pubblichi la sua intervista con una casa editrice che inneggia al fascismo è un segnale molto importante e che in questi giorni di polemiche si è un po’ perso. Ripeto: il ministro dell’Interno pubblica coi fascisti. Non vi pare un dato allarmante? Soprattutto, è come se Salvini avesse gettato la maschera: finalmente abbiamo avuto la conferma che le sue parole, i suoi gesti sono proprio di marca fascista, dicono quella cosa lì.

Detto ciò ora il Salone si deve dotare di un codice etico che sia dichiaratamente antifascista e che si richiami ai valori fondanti della nostra Repubblica, così gli editori si regoleranno di conseguenza e gli organizzatori pure. E conviene che il Salone lo faccia anche velocemente, prima che la nuova giunta regionale, che corre il rischio di essere a trazione leghista, non metta le mani sul Salone. Molto dipenderà anche da noi editori, dal ruolo che ci ritaglieremo in questa storia. Nel Comitato di indirizzo ci sono le associazioni degli editori e dei librai: che facciano sentire la loro voce e propongano subito il codice etico auspicato.

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