Si trova in commercio fresca, in flaconcini, liofilizzata, in pillole, capsule, lozioni, creme, unguenti, shampoo, emulsioni e miscelata con il miele. Parliamo della pappa reale, un composto gelatinoso dal color giallognolo e dal sapore acidulo, prodotto dalle ghiandole salivari delle api, per nutrire sia le larve, sia l’ape regina. Da sempre, come ogni altro prodotto dell’alveare ha fatto parte della farmacopea popolare. In un passato a noi tanto lontano era considerata un alimento nobile, e le si riconoscevano non pochi effetti positivi sull’organismo. È con l’arrivo del web che sono cominciate a circolare strane proprietà che si avvicinano più al mondo delle bufale che a effettive proprietà terapeutiche. E così la pappa reale è diventata un anticancro per eccellenza, un protettore della prostata, curativa nel diabete e tanto altro. Ma è proprio vero che ha tutte queste fantastiche proprietà?

Il professor Marcello Ticca, medico, libero docente e specialista in scienza dell’alimentazione, ci ricorda che la pappa reale “è costituita quasi per il 70% di acqua, e per il resto da proteine e aminoacidi (14,5% circa), da zuccheri (11,55% circa), grassi (3% circa) e da piccole quote di vitamine, oligoelementi, minerali e fattori antibatterici. Insomma, nutrienti che si trovano quasi tutti normalmente nella maggior parte degli alimenti che consumiamo. E poi tutte le ultime, mirabolanti, proprietà non sono state ancora dimostrate scientificamente”.

C’è chi, però, ha un altro tipo di approccio, come il dottor Aristide Colonna, medico e presidente dell’Associazione italiana di apiterapia. “Anche se non sono state ancora completate le ricerche per individuare tutti i suoi componenti – ne sono in corso non poche – possiamo affermare che si tratta di un alimento ricco di vitamine e oligoelementi e utilizzato come integratore soprattutto per anziani, bambini o malati. È un prodotto super energetico indicato durante periodi di particolare stress, per combattere l’astenia e difendere il sistema immunitario. Permette, infine, di affrontare al meglio i cambi di stagione o un periodo critico quando si sente il bisogno di ottimizzare il tono globale dell’organismo. È chiaro che l’assunzione va associata al cambiamento dello stile di vita, mettendo in primo piano quello alimentare. Tornando alla pappa reale, c’è da precisare che è meglio quella fresca e italiana, assumendone 1 g al dì, adulti e adolescenti, e mezzo g i bambini, consultando sempre il medico di fiducia”.

Tutto chiaro, dunque? In realtà, Colonna ha parlato di pappa reale fresca e italiana: qui cominciano i guai. Perché? Il problema sta nella mancanza di leggi specifiche a tutela di questo alimento. La prova? Il Corpo Forestale dello Stato, ora sciolto nell’Arma dei carabinieri, individuò qualche tempo fa un grosso quantitativo di pappa reale commercializzata come prodotto biologico di origine italiana: di contro, proveniva dalla Cina, facendo esplodere un vero e proprio caso.  “La pappa reale in Europa è prodotta in prevalenza da Italia e Francia, ma il maggior produttore mondiale è la Cina. E così il 91% della pappa reale commercializzata in Italia, in erboristeria, nella grande distribuzione organizzata e da alcuni apicultori è di produzione cinese. Non s’intende colpevolizzare i cinesi, ma siamo di fronte a una vera e propria speculazione: quella italiana costa 650 euro al chilo, la cinese 70 euro se biologica, 50 se convenzionale. Dunque, facendo due conti è chiaro che molti se ne ‘fregano’ del rischio di essere beccati”, dice con forza Bruno Pasini, presidente del Consorzio produttori pappa reale italiana (Copait), cui fanno riferimento 600 aziende italiane che producono pappa biologica italiana certificata.

“Il problema principale della pappa reale è che la legge non prevede l’obbligo di riportare in etichetta il Paese di provenienza e così si conoscono solo le coordinate del confezionatore. Non c’è una legge e il vuoto normativo fa male al prodotto nazionale. La realtà italiana? Ci sono apicoltori produttori di miele che comprano la pappa reale cinese a prezzi bassissimi, per poi confezionarla e rivenderla come se fosse prodotta in Italia”, chiosa Bruno Pasini. Mentre scriviamo, solo i produttori biologici sono obbligati a riportare sull’etichetta l’Origine, e dunque se si tratta di una produzione europea – italiana o francese – o extra Ue. Che fare? Occhio sempre all’etichetta e premiare l’apicoltore che lavora bene e offre informazioni trasparenti.

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