Su Giulio Regeni l’Italia non abbandonerà la ricerca della verità. È per questo che abbiamo votato e approvato la commissione di inchiesta sulla morte di Giulio. Lo Stato italiano non si fermerà. E non si fermerà la Camera, il Senato, il governo, la procura. Siamo tutti uniti per chiedere verità fino in fondo“. Lo ribadisce il presidente della Camera Roberto Fico, intervenuto a Dogliani, al Festival della Tv e dei nuovi media.

Fico ricorda Giulio Regeni e fa una menzione toccante della famiglia del giovane ricercatore, tra i lunghi applausi del pubblico: “Sono tre anni che si cerca di chiedere verità e giustizia. Il mio pensiero va sempre alla famiglia di Giulio Regeni, ai suoi genitori, due persone assolutamente straordinarie che non si sono mai arrese“.

Il presidente della Camera spiega tutti i dettagli del suo incontro con il capo di Stato egiziano, Abdel Fattah Al-Sisi, lo scorso settembre: “Sono andato da lui per pretendere la verità. C’è stato solo un punto all’ordine del giorno: l’omicidio di Giulio Regeni. E ho detto ad Al-Sisi che lo Stato egiziano aveva depistato, uccidendo 5 persone e sostenendo che quelle 5 persone, che erano rapinatori, fossero gli assassini di Giulio Regeni. Era chiaramente un depistaggio e lo Stato egiziano lo ha fatto anche molto male. E’ ormai chiaro che l’omicidio è nato dentro gli apparati dello Stato ma l’Italia non abbandona la ricerca della verità. Come ho detto ad Al-Sisi, uno Stato che vuol essere autorevole e riconosciuto a livello internazionale deve per forza di cose fare verità su se stesso“.

Il politico del M5s si sofferma anche sulla situazione libica: “La Libia non è un porto sicuro né uno Stato sicuro, è gestito soprattutto da mercenari, dalle cosiddette milizie che sono dei veri e propri clan armati: gestiscono il traffico di armi, il traffico di petrolio, fanno affari e gestiscono i centri di detenzione. Pensare che sia un porto sicuro per un cittadino che scappa da un altro Stato per fame, per guerra o per desertificazione è una boutade enorme“.

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