Alessandro Di Battista è pronto a candidarsi alle prossime elezioni politiche con il Movimento 5 stelle. Sia che siano fra quattro anni o anticipate a causa della caduta del governo. L’ex deputato M5s, dopo che dal 12 febbraio scorso non si faceva vedere in televisione, ha deciso di partecipare alla puntata di “Accordi e Disaccordi” condotta da Andrea Scanzi e Luca Sommi e in onda stasera alle 22.45 sul Nove. E per la prima volta ha rivelato di volersi candidare di nuovo per il Parlamento. Il suo silenzio politico dura ormai da più di due mesi e, secondo varie ricostruzioni, è stato dovuto ad alcune divergenze sulla linea politica del M5s, la gestione della campagna elettorale per le Regionali e soprattutto il dualismo con il leader Luigi Di Maio.

“Lei alle Europee non si candida, anche perché non farebbe in tempo, però al prossimo giro politico ci sarà oppure no?”, ha chiesto Scanzi. “Io mi auguro con tutto il cuore che le prossime politiche ci siano tra 4 anni e lì ci sarei”, è stata la risposta Di Battista. “Io non glielo auguro e nemmeno al Paese, ma se dopo le Europee salta il banco perché Salvini lo decide, di Battista torna in scia?”, ha insistito il giornalista. “Io non me lo auguro e non credo che avverrà anche perché questo governo, per merito dei 5 stelle, sta portando avanti cose interessanti, ma a settembre-ottobre mi ricandiderei“, ha ammesso l’esponente M5s. “Si ricandiderebbe come capo politico dei 5 stelle?”, ha chiesto allora Luca Sommi. Di Battista ha rifiutato categoricamente: “No, questo no. C’è Luigi Di Maio che è capo politico”. “Spesso si dice che potrebbe candidarsi come sindaco di Roma. È plausibile o no?”, ha chiesto ancora il conduttore. Anche su questo tema Di Battista è convinto: “No, non è plausibile. Non sono all’altezza di essere il sindaco di Roma. Virginia Raggi è stata all’altezza sempre di più“.

Di Battista ha parlato anche del premier Giuseppe Conte e del caso Siri. “A me non frega niente della conclusione di questa indagine, non è questo il punto per me e onestamente l’ha colto perfettamente il presidente Conte. Il punto non è questa inchiesta”, ha detto. “Io auguro a tutti i cittadini di uscire puliti dalle inchieste, non so se possa essere l’unica prova contro Siri un’intercettazione tra due terzi che si dicono della mazzetta di turno perché magari non può essere una prova sufficiente. Però il punto non è questo e l’ha colto bene il presidente del Consiglio: il punto è che il sottosegretario Siri ha utilizzato il proprio potere per piazzare degli emendamenti che erano delle marchette nei confronti di Arata, cioè, ha utilizzato il suo incarico pubblico per un interesse personale“.

L’ex deputato ha anche raccontato di un episodio avvenuto in un ristorante nel quartiere Parioli qualche anno fa: “Qualche anno fa io ero già parlamentare, ma non ero molto conosciuto. Stavo con la mia ex fidanzata e giravamo in bicicletta nel quartiere Parioli, a Roma, e lei mi chiede di portarla in un ristorante un po’ carino non fosse la solita bettola (…) Così ci fermiamo in piazza Ungheria ed entriamo in questo ristorante, che non era un cinque stelle, però un posto da 70 euro a testa. Entriamo, ci sediamo, io di spalle. Dietro di me c’era una grande tavolata già imbandita. Dopo un po’ entrano varie persone tra cui Eugenio Scalfari, Luigi Zanda e altri. Io mi sono messo dietro ad ascoltare. Ci descrivevano come dei trogloditi, degli unni, dei barbari. La tavolata intera parlava del Movimento come di ragazzotti senz’arte né parte e pericolosi per la democrazia”.

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