L’Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l’Europa (Alde) si scioglierà per fondare un nuovo gruppo che accoglierà anche La République En Marche di Emmanuel Macron in vista delle elezioni europee del 23-26 maggio. Quella che era una fusione nell’aria da tempo, messa in discussione da periodiche smentite, soprattutto da parte dei macronisti, è stata ufficializzata dal capogruppo dei Liberali, Guy Verhofstadt, in occasione del confronto tra i candidati alla presidenza della Commissione Europea allo “State of the Union” di Firenze. “Creeremo un nuovo gruppo, un gruppo globale, un gruppo centrista e pro-europeo insieme a Emmanuel Macron”, ha annunciato l’ex primo ministro del Belgio e Spitzenkandidat del gruppo insieme ad altri sei membri di diversi Paesi europei, tra cui Emma Bonino.

Finisce così, dopo 15 anni all’interno della plenaria di Strasburgo, la storia del gruppo liberale che, con l’entrata di En Marche, si ricostituirà come terza forza del Parlamento dopo il Partito Popolare (Ppe) e i Socialisti (S&D), potendo contare, secondo gli ultimi sondaggi, su un centinaio di seggi. La trattativa andata a buon fine con Macron permetterebbe alle forze europeiste di formare una coalizione a tre, proprio con Ppe e Socialisti, per raggiungere una comoda maggioranza in aula, visto che nel corso dell’ultima legislatura i Liberali hanno spesso appoggiato le politiche promosse dalle due forze di maggioranza. Con l’ascesa delle formazioni nazionaliste e la perdita di terreno delle famiglie politiche tradizionali, una replica dell’alleanza Ppe-S&D non era più possibile, anche a causa dei malumori sorti all’interno di entrambi i gruppi. Il timore dei pro-Ue (e la speranza dei nazional-populismi) è quella di ritrovarsi in un Parlamento frammentato, con i Popolari in difficoltà a raggiungere la quota minima di 376 parlamentari per ottenere una maggioranza ed eleggere le più alte cariche dell’Unione.

Con i 99 seggi dei Liberali, uniti ai 170 del Ppe e ai 149 di S&D, un’ipotetica alleanza tra le realtà al centro del panorama europeo sarebbe formata da 418 rappresentanti, 42 in più rispetto alla quota minima per ottenere la maggioranza. In ottica Brexit, a questo risultato devono essere tolti 26 membri eletti con i Labour e i Liberal Democratici britannici. Con un Parlamento formato da 705 membri, comunque, questo non impedirebbe la formazione di una maggioranza.

Se i numeri venissero confermati, un’alleanza di questo tipo riuscirebbe a stare in piedi nel corso della prossima legislatura, evitando larghe intese con gruppi meno dialoganti, come i Verdi sulle tematiche economiche e ambientali, o, timore delle forze europeiste, un’apertura alle forze nazionaliste dell’ala conservatrice del Ppe, con Viktor Orbán a fare da ponte. Una maggioranza Ppe-Liberali-S&D potrebbe indebolire proprio il premier magiaro: i suoi 15 seggi non sarebbero più determinanti per la formazione di una maggioranza parlamentare. Perderlo, però, per il Ppe significherebbe abbandonare un seggio in Consiglio europeo.