Era incompatibile, decade, si ricandida, viene rieletto, potrebbe decadere ancora. È la parodassale sequenza che fa emergere oggi agli onori della cronaca Longi, il piccolo paesino sui monti Nebrodi, in provincia di Messina. È tornato alle urne dopo due mesi senza amministrazione, con un’elezione nei fatti fotocopia di quella precedente.

Stessi candidati, stesso risultato, stessa incertezza: Nino Fabio oggi rieletto, era decaduto, perché era stato giudicato incompatibile a causa della carica di suo fratello, Luigi, nel cda della Banca di credito cooperativo Valle di Fitalia di Longi, che gestisce la tesoreria del comune nebroideo. Carica che Luigi Fabio, fratello del neo rieletto, ricopre ancora e che ha portato alla sentenza del marzo 2018 del tribunale di Patti: secondo i giudici il primo cittadino è incompatibile, mentre la corte d’Appello di Messina lo scorso febbraio ha rigettato il ricorso di Fabio, rendendo la sentenza di primo grado immediatamente esecutiva e mandando, di fatto, Longi, di nuovo alle urne dopo appena due anni.

Passaggi giudiziari che non pare siano importati ai 1070 elettori che abitano uno dei “quattro paisi di li funci” – cioè uno dei quattro paesi dei funghi assieme a Frazzanò, Galati Mamertino e Mirto – riconfermando Nino Fabio, il candidato che aveva già vinto le elezioni nel 2017 con uno scarto di 61 voti Antonino Miceli. Stavolta Fabio aumenta la distanza: ha battuto Miceli con 110 voti. Era proprio l’avversario, tra l’altro, che contro di lui aveva presentato ricorso per incompatibilità. “Abbiamo perso due mesi di tempo”, sottolinea adesso il neo sindaco. Fabio torna al governo del paese, sulla poltrona dove sedeva fino a due mesi ha. Tutto come prima, insomma, perfino l’incertezza: sulla questione, infatti, dovrà ancora pronunciarsi la Cassazione.

“Le sentenze vanno rispettate ma sono appellabili”, rimarca ancora Fabio. La cui linea difensiva è semplice: vero che la tesoreria del Comune è gestita da una banca, amministrata anche dal fratello, ma quella banca è “cooperativa”. Nell’attesa delle tappe giudiziarie – non escludendo neanche la possibilità di un nuovo ricorso – gli elettori hanno deciso comunque per la riconferma del sindaco decaduto. Fabio è di centro, si conisdera fermamente “democristiano”, mentre Miceli era sostenuto da una compagine di sinistra. Sullo sconfitto, tra l’altro, pesa anche la residenza. Miceli, infatti, non è residente a Longi, ma in un altro dei quattro dei funghi, e cioè il più popoloso – mille abitanti in più – Galati Mamertino. Lontano appena 15 km e 110 voti.

Sul caso è intervenuto il deputato del M5s all’Ars Antonio De Luca, che nei giorni scorsi aveva sottolineato la vicenda: “Denunciamo questa cosa da mesi – spiega De Luca – quando, prima ancora che la magistratura emanasse la sua sentenza, invitavamo la politica ad intervenire con una norma. Abbiamo deciso quindi di porre rimedio a casi come questo presentando un disegno di legge che inserisca una nuova causa di incandidabilità per tutti quei sindaci, che come quello di Longi, sono stati dichiarati incompatibili o ineleggibili con sentenza, qualora all’atto della nuova candidatura, le cause che hanno portato alla loro ineleggibilità o alla loro incompatibilità accertate in sentenza non siano cessate. Un disegno di legge di buon senso che auspichiamo venga discussa in Aula al più presto”.

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