Mimmo Lucano si candida. Nel suo paese, Riace, e non per fare il sindaco, ma il consigliere comunale in una lista che vede come candidata a primo cittadino del paese dei bronzi e dell’accoglienza, una donna, Maria Spanò. E la notizia potrebbe finire qui, ma solo se chi scrive fosse cieco e sordo. Perché dietro la scelta di Mimmo, c’è tanto altro, un tanto che parla alla coscienza civile di questo Paese.

Mimmo Lucano è un personaggio, nel bene e nel male, e questo nella società dove tutto è spettacolo e tutto deve essere ridotto a show (idee, politica e giornalismo) avrebbe potuto giovargli e non poco. Mimmo si presenta bene, ha la faccia schietta dei calabresi il cui carattere è stato temprato dai rigori della montagna e dalle bizzarrie del mare, in tv sorride e parla bene. Le sue parole evocano mondi dove parole come solidarietà, fratellanza e giustizia, non sono state cancellate dal vocabolario della civiltà. Il suo nome e la sua faccia hanno fatto gola a partiti e schieramenti che si richiamano a certi valori.

Sappiamo che sia il Pd che le formazioni alla sua sinistra gli hanno offerto una candidatura alle elezioni europee. I partiti che ruotano attorno al governatore della Calabria lo corteggiano da tempo offrendogli un posto nelle liste per le prossime regionali. Mimmo, come è nel suo carattere, ha ascoltato tutti e a tutti ha regalato un sorriso. Ma alla fine ha deciso: mi candido a Riace perché qui ci sono le radici della mia vita e della mia lotta contro razzismi e intolleranze. In quel pugno di case affacciate sullo Jonio sono arrivati sindaci di grandi città europee, studiosi dalle università di tutto il mondo, registi famosi, scrittori e musicisti, volontari e poeti, e lo hanno fatto per capire e studiare un modello di integrazione da esportare in altre realtà mondiali.

Mimmo Lucano non fugge, non accetta comode poltrone europee o regionali, Mimmo Lucano sceglie “la restanza” in un luogo dove gli italiani non sono mai venuti prima perché calabresi, forte del pensiero che o si arriva primi tutti (bianchi e neri, del Nord o dei tanti Sud del mondo) o si crepa tutti. Fa come altri eroi civili del Sud fecero ogni volta che ne valeva la pena. Il medico Mimmo Beneventano scelse di restare nella sua Ottaviano perché lì c’era la camorra e lì bisognava combattere. Fu ucciso. Pio La Torre tornò in Sicilia, lasciò Roma e le sue comodità perché nella sua terra c’era la mafia. E fu ucciso. Peppino Impastato aveva intelligenza e cuore per andare a cercare la sua fortuna fuori, altrove, restò a Cinisi. E fu ucciso.

Così ha fatto Mimmo. E’ sotto processo, con lui la Legge si mostra impietosa. E’ costretto a mostrare la sua onestà rivoltando le sue tasche di povero cristo in un’aula di Tribunale. Nonostante i pronunciamenti di altri giudici, Cassazione compresa, che ritengono piena di buchi l’inchiesta a suo carico. Si vedrà al processo da che parte pende la bilancia della Legge. Ma un dato è chiaro già oggi: la scelta di Lucano di candidarsi nel suo paese è una lezione per l’intero mondo politico. Una lezione che parla di coerenza e di valori forti, merce da tempo rara in tutti i partiti. Ed è una lezione anche per tanti altri.

Penso al procuratore di Locri, Luigi D’Alessio, e ad una sua intervista rilasciata a La Repubblica nella quale parlava di Lucano che “si crede un re”, uno che ha fatto “sparire 2 milioni di euro, usati per fini personali”. Quali? “A volte il tornaconto può essere anche politico, d’immagine”. Ovviamente, dei due milioni di euro non si è trovata traccia e noi ancora cerchiamo di capire quale sia il tornaconto politico in una candidatura al consiglio comunale di Riace. Eppure l’inchiesta è fatta di migliaia di pagine, centinaia di intercettazioni.

E come in ogni dramma c’è spazio per la farsa, pensate, hanno intercettato anche l’ispettore Fazio in forza al commissariato di Vigata del commissario Montalbano, nella vita reale l’attore Peppino Mazzotta che da anni è tra gli animatori di Riace in Festival. Mimmo Lucano si candida, ma non potrà esercitare il suo diritto a fare campagna elettorale. Per la Legge è ancora un esiliato e se varca i confini del suo paese rischia l’arresto. Ma questa è un’altra storia. Una storia che continua.

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