Nello Sri Lanka continua la caccia ai terroristi. Oggi, nella parte orientale dell’isola, si è verificato uno scontro a fuoco tra i militari del governo e dei sospetti legati agli attentati di Pasqua, che hanno causato 253 morti. Sette persone sono state arrestate al termine delle operazioni. Nelle ricerche, i militati hanno trovato alcuni giubbotti esplosivi, bombe, uniformi dell’Isis, bandiere e persino un drone fotografico. Negli ultimi giorni le forze di sicurezza stanno continuando a cercare le persone sospettate di essere affiliati allo Stato Islamico. Il rischio è che possano avere accesso ad esplosivi e compiere nuove stragi sull’isola.

Intanto, continuano le indagini sul gruppo islamista National Thowheeth Jamàath. Gli inquirenti hanno scoperto che Zahran Hashim, il predicatore estremista jihadista considerato la mente degli attacchi, è stato ucciso in uno degli attacchi agli hotel di lusso di Colombo. Un alto ufficiale ha dichiarato di aver studiato i lineamenti di Zahran dai video disponibili. Un test del Dna è attualmente in corso per un’ulteriore conferma.

Sono circa 140 i presunti membri del gruppo terroristico dello Stato Islamico nello Sri Lanka. Di questi, dichiara il presidente, Maithripala Sirisena, 70 sono già state arrestate. “Metterò fine allo Stato islamico in Sri Lanka. La nostra polizia e le forze di sicurezza sono in grado di raggiungere questo obiettivo”, ha aggiunto. Il presidente ha anche affermato che un capo dell’intelligence aveva ricevuto informazioni “altamente descrittive” sull’attacco il 4 aprile, che includevano sia obiettivi che metodi. Tuttavia il ministro di Difesa, Hemasiri Fernando, non ha “preso sul serio” il rapporto e non “ha agito con serietà”. Né lui, né l’ispettore generale della polizia hanno parlato al presidente delle informazioni ricevute. Entrambi si sono dimessi.

Nel frattempo, la sicurezza in Sri Lanka è stata ulteriormente intensificata. L’arcivescovo di Colombo Malcolm Ranjith, dice di essersi sentito “un po’ tradito” dal fatto che il governo non sia riuscito ad agire a seguito degli avvertimenti e annuncia la sospensione di tutte le messe domenicali finché la sicurezza non potrà essere garantita. La Chiesa dell’isola non era stata informata di un possibile attacco, spiega il cardinale, e aggiunge: “È una falla molto grave da parte delle agenzie di sicurezza il fatto di non avercelo detto”. Anche molte moschee hanno annullato le preghiere del venerdì.

Immediate anche le ricadute economiche degli attentati. Secondo il ministro delle Finanze cingalese, Mangala Samaraweera, potrebbero causare fino a 1,5 miliardi di dollari di perdite nel settore turistico nel 2019. “Ci attendiamo – spiega il ministro – un calo del 30% degli arrivi”. L’isola, nota per le sue spiagge idilliache e la natura verdeggiante, nel 2018 aveva registrato un boom con 2,33 milioni di turisti e sperava nel 2019 di registrare 5 miliardi di dollari di entrate, contro i 4,4 dell’anno scorso.

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