Marcello De Vito non vuole dimettersi dalla carica di presidente dell’Assemblea capitolina. E anzi reputa ingiusta persino la decisione del Movimento di espellerlo. L’ex M5s, arrestato il 20 marzo scorso per corruzione nell’ambito di un’indagine della Procura di Roma collegata alla vicenda dello stadio della Roma, ha scritto una lettera dal carcere alla sindaca di Roma Virginia Raggi in cui si difende dalle accuse, dice di “non essere corrotto” e ribadisce di non voler rinunciare al suo titolo. “In questo periodo”, si legge, “ho pensato spesso, per il rispetto che ho verso l’istituzione, di dimettermi da presidente dell’Assemblea capitolina, carica che ho amato e che ritengo di avere svolto con onore e con piena cognizione dei suoi equilibri e tecnicismi dall’altro. Ma non posso, non voglio e non debbo farlo! Credo con forza nella Giustizia e Giustizia con forza chiedo!”.

De Vito è stato espulso dal Movimento 5 stelle poco dopo la diffusione della notizia dell’inchiesta. La missiva è indirizzata anche al vicepresidente vicario Enrico Stefàno e ai consiglieri comunali. “Care colleghe e cari colleghi”, si legge ancora, “considero privo di presupposti qualsiasi atto che mi abbia privato di qualcosa: sia esso la libertà personale, la carica (anche in via temporanea), la stessa iscrizione dagli M5s. Darò tutte le mie forze per tutelare la vita della mia famiglia e la mia. Ai sensi del regolamento del consiglio considero le assenze dal 20 marzo 2019 contrarie e comunque non imputabili alla mia volontà nonché la sospensione e la temporanea sostituzione prive di presupposti”.

L’ex 5 stelle ha anche rivendicato di essere innocente: “Sono pronto per il giudizio. Non sono corrotto né corruttibile e confido nel pieno e positivo accertamento in tal senso da parte della magistratura. Nell’immediato ho provato rabbia e delusione per le parole di abbandono degli ‘amici’. Posso dire che ho ricevuto maggiore solidarietà delle persone in queste retrovie che in qualsiasi altro posto. E’ complesso far comprendere quanto queste mura possono insegnarti e farti ragionare sui valori di base. Posso dire che sono più forte di prima”.

Quindi ha criticato il capo politico del Movimento 5 stelle per la velocità con cui ha preso la decisione di espellerlo senza aspettare il processo: “Certamente in questo tempo mi sono chiesto cosa potrebbe decidere il nostro leader per sé stesso, ove fosse sottoposto ad un giudizio: sicuramente proporrebbe un quesito ad hoc, come quello ideato sul caso Salvini-Diciotti, da sottoporre al voto online. Così come ho ricordato che il nostro codice etico prevede l’espulsione dell’M5s solo in caso di condanna e non si presta ad opinabili interpretazioni a seconda dei casi, ad personam o, peggio, all’arbitrio del nostro leader”. E ha concluso: “Mai come in questo momento ho compreso che abbiamo perso totalmente i nostri valori fondanti della solidarietà, della coesione e della condivisione”.

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