Le leggi per obbligare i commercianti ad accettare il bancomat anche per cappuccino e brioche, il pasticcio sulle sanzioni da comminare a chi si rifiuta (bocciate dal Consiglio di Stato), il saliscendi del tetto al contante cambiato sei volte nell’ultimo decennio. Sono tanti i paradossi della battaglia tra banconote e carte di credito: da un lato c’è l’obiettivo dichiarato combattere l’evasione fiscale e l’economia sommersa, dall’altro la tentazione di strizzare l’occhio a chi non ne vuol sapere di rendere tracciabile ogni transazione in entrata e in uscita. Così la politica si è divisa per anni, tra promesse mancate, tentativi di adeguarsi agli standard europei e veri e propri pasticci legislativi. E i contanti sono rimasti la forma di pagamento più utilizzata dagli italiani. Lo confermano i dati di Bankitalia (basati su un’indagine della Bce condotta nel 2016): l’85,9 per cento di tutte le spese avviene con denaro cartaceo, nel 12,9 per cento dei casi si ricorre alle carte di credito o al bancomat (soprattutto per transazioni superiori a 100 euro), mentre il restante 1,2 per cento degli acquisti viene effettuato con altri strumenti, come app mobile, internet banking e assegni. Usiamo i contanti per pagare la spesa al supermercato, per saldare il conto al ristorante, a volte persino per versare l’affitto di casa. Numeri che vedono l’Italia tra i fanalini di coda in Europa.

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