Casapound, Forza Nuova e Lealtà e Azione non potranno sfilare a Milano il prossimo 29 aprile per commemorare Sergio Ramelli, il militante del Fronte della Gioventù morto il 29 aprile 1975 dopo un’aggressione a colpi di chiave inglese da militanti di Avanguardia Operaia. Il prefetto del capoluogo lombardo, Renato Saccone, non concederà alcun corteo: come negli anni passati, sarà autorizzata solo una cerimonia, ovvero una manifestazione “statica” nei pressi di via Paladini, luogo in cui avvenne l’aggressione mortale nel marzo di 44 anni fa. “No” netto invece a fiaccolate o camminate per le vie della città.

La decisione è stata presa qualche giorno fa, prima degli appelli firmati da 60 esponenti politici di Lega e Fratelli d’Italia – tra i quali i vicepresidenti di Camera e Senato Fabio Rampelli e Ignazio La Russa – e della leader di Fdi, Giorgia Meloni. Proprio quest’ultima, sabato mattina, in un post su Facebook ha definito “inspiegabile” il no della Prefettura di Milano e ha chiesto a Saccone di ripensarci.

“Inspiegabile il divieto da parte della prefettura di Milano al corteo di commemorazione di Sergio Ramelli. L’unica ‘colpa’ di questo ragazzo – scrive Meloni su Facebook – fu quella di avere aderito al Fronte della Gioventù ed è assurdo negare un momento di preghiera e riunione per un ragazzo ammazzato, nascondendosi dietro al fantasma del fascismo. I parlamentari di Fratelli d’Italia hanno firmato in queste ore un appello al prefetto perché non si vieti il corteo: non impediamo il giusto ricordo di Sergio per motivi ideologici, rispettiamo la sua memoria”.

I promotori del corteo, Marco Clemente di CasaPound, Duilio Canu di Forza Nuova e Stefano del Miglio, per Lealtà e Azione, avevano chiesto “dopo quattro anni in cui il ricordo del barbaro assassinio” è stato affidato ad eventi statici di piazza di “ritornare alla formula del corteo-fiaccolata” che “mai ha procurato disagi, incidenti o turbative d’ordine pubblico”. Una richiesta sposata dai 60 esponenti politici di destra.

Nel 2017, durante la commemorazione per Ramelli e altri militanti di estrema destra, gli stessi gruppi che oggi promuovono la fiaccolata avevano esibito il saluto romano nel cimitero Maggiore, nello stesso luogo in cui sono sepolti i caduti del corpo militare fascista Decima Mas, dove si ritrovarono nonostante il divieto della prefettura. Una settantina di militanti, tra cui il leader di CasaPound, erano stati identificati e poi denunciati dall’allora prefetto di Milano Luciana Lamorgese. La procura, dopo aver aperto un’indagine, aveva poi chiesto l’archiviazione.

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