Martedì 16 aprile gli attivisti di Greenpeace si sono incatenati davanti all’ingresso della fabbrica di imbottigliamento di Nestlé/San Pellegrino a Ruspino (Bergamo). Mentre un gruppo si disponeva all’ingresso con bidoni etichettati con il famoso brand di acqua in bottiglia, un altro, appendendosi a due silos della fabbrica, ha aperto due grandi striscioni: uno con scritto “Nestlé, basta plastica usa e getta” e l’altro raffigurante il “Plastic Monster”, il mostro simbolico del danno inestimabile che la produzione indiscriminata di plastica produce al Pianeta.

“Mentre i mari soffocano, Nestlé continua a fare enormi profitti inondando il mercato globale con enormi quantitativi di plastica usa e getta. Lo scorso anno la multinazionale sosteneva di prendere sul serio il problema e, invece, ha prodotto 1,7 milioni di tonnellate di plastica, il 13 per cento in più rispetto al 2017. Di fronte a questi dati non possiamo fidarci delle promesse di Nestlé che, da irresponsabile, produce ogni anno sempre più imballaggi e contenitori in plastica usati per pochi secondi ma che inquinano il Pianeta per secoli”, ha detto Giuseppe Ungherese, responsabile Campagna Inquinamento di Greenpeace Italia. “Le persone in tutto il mondo – ha concluso – si stanno attivando insieme a Greenpeace per chiedere a Nestlé di ridurre immediatamente la sua produzione di imballaggi in plastica monouso, investendo in sistemi di consegna alternativi basati sullo sfuso e sul riutilizzo”.

“Lo scorso anno – si legge in un comunicato diffuso dall’organizzazione ambientalista – le operazioni di pulizia e catalogazione dei rifiuti lungo i litorali, condotte in 42 nazioni di 6 continenti, hanno identificato Nestlé come uno dei tre marchi più inquinanti a causa dei suoi imballaggi di plastica. Risultati analoghi sono stati riscontrati da Greenpeace Italia con Plastic Radar, che ha raccolto le segnalazioni fotografiche dei cittadini sulla presenza dei rifiuti sulle spiagge della nostra penisola. Anche in questo caso Nestlé è risultata tra le aziende più segnalate con i marchi Acqua Vera, Levissima, Motta e San Pellegrino. Greenpeace nei mesi scorsi ha lanciato una petizione, sottoscritta da più di tre milioni di persone in tutto il mondo, con cui chiede ai grandi marchi come Nestlè di pubblicare dati chiari su quanta plastica immettono sul mercato ogni anno e di proporre piani d’azione concreti, con scadenze e obiettivi ambiziosi, per ridurre la produzione di plastica e investire in sistemi di consegna alternativi”.