Quanto c’è di concreto nella notizia che la prostituzione, in Olanda, potrebbe presto diventare reato? Di concreto c’è poco. Sicuramente “Ik ben onbetaalbaar”, la campagna di comunicazione di cui la stampa di mezzo mondo sta parlando; ci sono 40mila firme raccolte dall’associazione Exxpose, un’organizzazione giovanile che si propone di fermare il mercato della prostituzione punendo i clienti e c’è una delle due formazioni cristiane al governo, il Christen Unie, che ha colto la palla al balzo (a un mese dalle Europee) per aprire un fronte politico.

Poco di concreto, è vero, ma di certo la legislazione olandese – la prima al mondo ad aver legalizzato nel 2000 la prostituzione – è da tempo sotto pressione. E non solo dagli ambienti cristiani più conservatori: la sindaca ambientalista della capitale, Femke Halsema, è dal suo insediamento che ripete: dire che le vetrine al Red Light possano essere chiuse non deve essere argomento off-limits. L’opinione pubblica sulle questioni sociali cambia e con essa la sensibilità progressista. Anzi: in settori sempre più ampi del mondo rossoverde il sesso a pagamento legale è visto come una contraddizione in termini rispetto alle istanze del femminismo moderno.

Secondo la sindaca, le giovanissime dell’Est che riempiono le vetrine del Wallen (il nome del Red Light di Amsterdam) e sono spesso vittime di tratta non hanno nulla in comune con le donne emancipate di un tempo: queste ultime erano soprattutto olandesi, erano conosciute nel quartiere e la loro attività era parte di una società che non c’è più. Oggi il Wallen è un luna park per adulti e la libera circolazione in Europa, oltre ad aver portato un esercito di turisti ha dato una mano ad allargare a dismisura la rete internazionale di cui si avvalgono i trafficanti. Le ragazze dell’Est arrivano in Olanda e si perdono in quell’enorme sottobosco che ruota intorno al mercato senza frontiere del sesso a pagamento, di cui la facciata legale racconta solo una minima parte della storia.

Su questo tema, i dubbi amletici della sinistra e l’ortodossia religiosa si sono trovati sullo stesso fronte e a difendere l’attività regolamentata, rimangono i liberali di centro e di destra. E se i partiti cristiani vedono il modello scandinavo come la soluzione a tutti i mali (anche se i dubbi sulla sua efficacia rimangono), la sinistra rossoverde – soprattutto il Groenlinks – fatica, come con altre tematiche, a trovare una via d’uscita: vietare la prostituzione e sanzionare i clienti sarebbe la soluzione? Oppure spingerebbe l’attività nel sommerso?

Per ora non ci sono i numeri in Parlamento per il divieto, né una soluzione credibile al problema dello sfruttamento ma certamente, nella società olandese, le voci che chiedono di ripensare la prostituzione legale cominciano a essere molte.

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