Ho ricevuto la replica da NGV Italia che rappresenta la filiera italiana delle imprese impegnate sul metano per autotrazione. Mi fa piacere ospitare il loro contributo perché le obiezioni al mio articolo sono ragionevoli e potrebbero ottenere consenso se non vengono collocate nel contesto adeguato dell’emergenza climatica che impone la più urgente decarbonizzazione. Eccolo di seguito con in fondo la mia risposta.

 

di NgV Italia 

Il post di Mario Agostinelli “Dal fossile alle rinnovabili /2 – Anche sui trasporti in Italia continua a comandare Big Oil”, pubblicato su ilfattoquotidiano.it lo scorso 1 aprile, sovrastima in modo significativo gli impatti ambientali del gas naturale e non ne evidenzia i notevoli benefici.

Anzitutto, è opportuno precisare che il Global Warming Potential del metano è di 28 (e non di 72) confrontato con l’anidride carbonica su base 100 anni, lo standard internazionale più utilizzato.

Ricordiamo in secondo luogo inerentemente alle perdite di metano che nel quadro italiano, allineato a quello europeo, i dati comunicati da Ispra ed inviati ufficialmente per l’inventario dei gas serra, come previsto dalla convenzione quadro sui cambiamenti climatici, evidenziano che le emissioni di metano nel 2015 rappresentano circa il 10% del totale dei gas serra e sono originate dal settore agricolo (44%), dai settori dei rifiuti (38%) e dell’energia (18%). Le infrastrutture di trasporto e stoccaggio del gas rappresentano solo l’1,8% delle emissioni totali di metano in Italia, pari allo 0,18% delle emissioni di gas serra nazionali, con un impatto molto limitato sul clima.

L’impatto della catena logistica del metano sulle emissioni di gas serra a livello europeo è del XXXX% (inserire fonte dato).

Evidenziamo inoltre un errore con riferimento al particolato, infatti il vantaggio del gas naturale rispetto agli altri combustibili è ulteriormente rafforzato se si considera che vengono abbattute le emissioni di particolato fine, ossidi di zolfo e ossidi di azoto, inquinanti responsabili degli impatti più diffusi di inquinamento atmosferico, tematica particolarmente rilevante nel contesto internazionale in quanto impatta direttamente sulla qualità dell’aria che tutti i giorni respiriamo. Per questo l’utilizzo del gas in sostituzione del carbone per la produzione di energia elettrica e del diesel/benzina per i trasporti fa bene all’ambiente piuttosto che il contrario. Lo studio svizzero svolto da EMPA, stima che il particolato venga abbattuto del 97% e l’ossido di azoto del 74% rispetto alla benzina.

È importante anche ricordare che le auto elettriche non sono esenti dalle emissioni di particolato, in quanto la maggior parte del particolato che inquina le nostre città deriva per la maggior parte dallo sfregamento degli pneumatici, del manto stradale e dall’erosione delle pastiglie dei freni.

FONTE: CNG Mobility State of the Art Technology, EMPA, Swiss Federal Laboratories for Materials Science and Research, 2017; 1.A.3.b.vi-vii Road tyre and brake wear 2016, European Environment AgencySource for PM exhaust of different fuels: RSE

In linea con l’approccio europeo è importante considerare anche che le emissioni di CO2 vanno analizzate sul ciclo di vita e pertanto anche l’elettrico con è esente dalle emissioni di CO2 e va ad eguagliare il metano se si considera una percentuale di biometano del 28%, target raggiungibile nei prossimi anni grazie ai recenti incentivi per la produzione di biometano da rifiuti e scarti mossi dal Decreto Biometano del 2 marzo 2018. Tali incentivi sono destinati esclusivamente al biometano utilizzato per autotrazione.

È importante infatti occorre ricordare le nuove prospettive di sostenibilità del gas grazie alle nuove fonti di gas rinnovabile (dal biometano al metano sintetico e l’idrogeno), essenziali per il raggiungimento degli obiettivi globali di decarbonizzazione, e ai sistemi di cattura dell’anidride carbonica. Il potenziale di produzione di biometano italiano sarebbe sufficiente a muovere il 25% del parco veicolare a zero emissioni di gas serra.

 

La risposta ad alcune osservazioni sul mio post mi è resa gradevole sia per il tenore delle confutazioni, sia per la serietà della documentazione a loro sostegno.
– Il dato che io fornisco sul global warming del metano rispetto alla CO2 è misurato all’atto di emissione e non sul decadimento a 100 anni. E, per quanto dice non solo Greta, ma tutto il mondo scientifico non abbiamo 100 anni di tempo per contenere l’aumento di temperatura;
– Le perdite di metano sono purtroppo quelle che ho fornito nel mio post e riguardano non solo il tratto italiano delle condotte e delle infrastrutture, ma l’intero ciclo fino all’utilizzatore finale: essendo l’effetto serra a valenza globale è sull’intero apparato tecnico (comprese eventuali rigassificazioni etc.) che la preoccupazione espressa va confrontata;
– Per quanto riguarda il particolato occorre notare che quello emesso dalla combustione del metano il particolato prodotto dalla combustione del metano è, come massa, inferiore a quello prodotto dal gasolio, ma le particelle sono in numero superiore e più piccole, quindi potenzialmente più pericolose per la salute (qui lo studio di 20 ricercatori).

Grazie comunque per la correttezza della comunicazione e per l’attenzione prestata.

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